Fratellanza

Ricerca della Conoscenza del Divino

Moderatore: Teano

Fratellanza

Messaggiodi sandhya il 08/03/2010, 21:47

Raphael
Fuoco di risveglio – Unità nel cambiamento
Fratellanza

Edizioni Asram Vidya

pagg. 42 -52


Si sa per evidenza che il neofita, anche avanzato in campo mentale (anzi è proprio questo tipo di neofita), aumenta la sua sensibilità psichica per cui – essendoci ancora l'io e non può non esserci -
può essere molto reattivo. Può diventare persino fanatico delle sue idee-concetti, del suo sentiero, della sua dottrina. E nel parlargli bisogna fare molta attenzione perchè si offende facilmente e può diventare anche violento. Un grande Maestro ha detto che non c'è peggior egoista del discepolo, non perchè non sia attivo, ma perchè vuole offrirsi agli altri per appagare il suo “concetto” di verità, per gratificare la sua enfasi, le sue emozioni scomposte, il suo assolutismo; e questo comportamento può essere ancor più alimentato da pseudo-istruttori fino a portare il poveretto all'alienazione. Vi sono organizzazioni religiose che hanno imposto con la forza il messaggio dell'Amore-Fratellanza, mettendo al bando, isolando e persino uccidendo. In verità vi sono molti “dicitori” ma pochi “facitori”, secondo l'espressione di San Paolo, ed è per questo che, mancando i suoi operai, le messi vanno in rovina.

...

Si è visto che il fiorire del principio Amore implica la morte dell'io empirico separativo; ora, questo atto, bisogna ancora ribadire, non è per tutti. Non tutti sono qualificati (per quanto tutti lo siano potenzialmente) né disposti a comprendere e trascendere l'io empirico per ritrovarsi nell'Io ontologico. Diremo ancora, non tutti vogliono o si sentono di amare veramente.
Molti discepoli, guidati dal loro sentimentalismo emotivo, proclamano a tutti indiscriminatamente, con la parola e con la penna, il principio di fratellanza riuscendo a stimolare semplicemente il fattore sentimentalistico, emotivo e quindi soggettivo egoistico degli aspiranti e di tutti coloro che si accostano (anche per curiosità, per tornaconto o per compensazioni psicologiche) all'Insegnamento spirituale. Ciò che si ottiene è perciò lo sviluppo di un sentimento prettamente soggettivo che opera nella sfera dello psicologico e che è caratterizzato dal dualismo attrattivo-repulsivo. Di qui il fanatismo e la passionalità unilaterale del neofita, passionalità che spesso si precipita a livello della sessualità.
Ma l'Amore, e quindi il suo effetto, la fratellanza, come si è visto non è un concetto, né un sentimento soggettivo, è un Principio, è un'Idea, una Realtà ontologica che prescinde da ogni dualismo soggettivistico e da ogni concettualizzazione dianoetica.
Se si violentano e si uccidono le persone, come prima si è accennato, in nome della Conoscenza e dell'Amore è perchè tali realtà non vengono espresse nella loro purezza e al giusto livello che loro compete, ma dimostrano solo l'aspetto “sentimento” della conoscenza e quello dell'amore che sono tutt'altra cosa.
Da tutto ciò si deduce che laddove si vuole far sussistere lo “stato individuato” , l'offrire verità universali significa potenziare ancor più tale stato perchè il “senso dell'io” (ahamkara) o l'”anima irascibile” è un prisma che scompone l'unità della Luce (Essere) e poi s'identifica con un particolare colore rendendolo assoluto (individualità-divenire).
E non vi sono forse nel campo politico i bianchi, i rossi, i neri, i verdi, ecc. che si contendono la verità e l'espressione della pura fratellanza?
E non vi sono le varie religioni che si contendono, a volte non in termini strettamente verbali, lo stesso Iddio di Amore e di Conoscenza?
E non avviene che in alcuni gruppi esoterici, anche iniziatici, si individualizzi e si fanatizzi la Dottrina fino a contrapporsi ad altri gruppi? Può capitare, e ciò non è raro, che un “gruppo spirituale” esoterico e persino iniziatico costituisca un composto egoico di straordinaria potenza che può essere capace di tutto.
Per quanto si possano offrire all'individualità le cose più sacre e belle, essa ne formula solo un “concetto” , poi s'llude di vivere una realtà che sta invece dietro il concetto.
“Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perchè non le pestino con i loro piedi e, rivoltandosi, vi sbranino.” Mt, VII-6
Lo stato individuato, appartenendo all'ordine del divenire, esprime solo “avere” e non Essere, quindi aderisce a tutte quelle cose che possono essere possedute quantitativamente le quali, rappresentando semplici oggetti (concetti, sentimenti, istinti, ecc.), non sono, né possono essere.
V'è ancora dell'altro, perchè certe “forze oscure” - che siano conscie o inconscie ha poca importanza, generalmente quelle conscie si servono di quelle inconscie - operano proprio nell'ambito dello psichico-sentimentale laddove appunto si parla di “fratellanza”, di “conoscenza passionale” , di amore soggettivo egoico, di fare del “bene”, di voler redimere, a dir poco, tutta l'umanità, oppure, stimolati adeguatamente, questi soggetti sono capaci di fare le crociate verbali, per iscritto e anche di fatto, violentando persino il libero arbitrio di ogni anima.
E' così che nascono le lotte, le contrapposizioni, le violenze, fra i vari gruppi spirituali e nella stessa confraternita.
Il”nemico” non attacca mai frontalmente (se fa ciò si desume che sia solo uno stregone di bassa lega) ma usa il linguaggio del suo avversario, a volte la stessa Dottrina, però, si può dire, passionandola, fanatizzandola, esaltandola ed esasperandola sì da creare annebbiamento, unilateralità ed illusione nella coscienza e nella mente del neofita; una volta realizzato ciò, il resto viene da sé. A volte, il “nemico” si appropria del contenuto espressivo di un vero Iniziato, ma piegandolo ai propri fini; anzi può capitare che associ il suo nome all'altro per dare maggior valore e credito alla sua persona.
Si presuppone spesso che il vero “nemico” della spiritualità ( si usa questo termine sempre nel senso più ampio) sia costituito dal materialismo; ma ciò non risponde completamente al vero, il “nemico” autentico e insospettato sta proprio nell'ambito dello spirituale. Il materialismo, in quanto tale, non ha maschere, è limpido, palese a tutti, è sempre esistito e sempre esistrà nella sfera dell'empirico individuato; si può anche riconoscere una sua funzione, rappresenta pur sempre una polarità; invece nel contesto spirituale-iniziatico il “nemico” non è più una semplice polarità, ma un elemento disarmonizzante, alienante, anomalo e destabilizzante. Si crede che dietro ogni fanatismo religioso-spirituale, di ordine intellettivo o sentimentale, ci siano “forze oscure” che operano discretamente, ma potentemente ed efficacemente.
Si parla di “fanatismo intellettivo” volendo dire che la mente empirica di queste persone è mossa soprattutto dalla passionalità, quindi dalla sfera del sentire. Ora, se un passionale emotivo è capace di fare delle follie, e non certo di lieve entità, il passionale mentale è ancor più pericoloso, più insidioso, più devastante; e infatti le “forze nere” pù autentiche ed elevate si servono di queste potenti individualità “manasiche” per enfatizzare, contrapporsi, corrompere proprio l'aspetto “cultura” tradizionale o iniziatica, che è il lato più significativo di una religione, o organizzazione iniziatica. (Cultura non è erudizione, è qualcosa di più. La sua degradazione è il culturalismo).
Rimane ovvio che quella intelettualità empirica e quella sentimentalità operano sempre nell'ambito dell'individuato là dove soltanto possono agire queste “forze oscure”.
L'Intelletto d'Amore, o del Cuore, è la chiave che svela il mistero del regno dei Cieli.
La fratellanza è solo un derivato del principio dell'Amore; ma occorre comprendere che se non si opera prima di tutto la captazione di tale Principio, se non si segue, in altri termini, la linea verticale, quella orizzontale non può essere espressa. Laddove non c'è realizzazione non può esserci espressione, attualizzazione di qualcosa. Eppure, vogliamo ripeterlo, tante organizzazioni e gruppi spiritualistici non fanno alto che incitare i propri neofiti a fare del “bene”, a donarsi – in modo, si dice, disinteressato (vale a dire agli altri io empirici) -, a non isolarsi, ma vivere nel mondo e col mondo dell'inconscio collettivo perchè badare a sé, dicono loro, è egoismo. Ecco il rovescio della verità iniziatica. Ecco la “forza oscura” come lavora: costringere, o convincere, i veri neofiti a non interessarsi di sé, in modo che non possano operare alcuna introspezione, non possano conoscersi, non possano arricchirsi spiritualmente, mettendoli così in condizione di non donarsi veramente e utilmente.
Ma, si potrebbe obiettare, in che modo potrebbero donarsi se non hanno prima riempito le poprie bisacce? In che modo possono praticare la fratellanza se non hanno prima scoperto, con la realizzazione e con l'attuazione delle loro potenzialità, che cosa siano l'Amore e la fratellanza? In che modo possono offrire l'Arte iniziatica se prima non vanno a scuola per impararla?
E chi oserebbe dire a uno studente, impegnato per un terzo e più della sua vita a occuparsi di sé e dei suoi studi, che è un egoista? E in che modo la Realizzazione del Sè-atman-nous, che ovviamente e necessariamente, implica l'attuazione della Coscienza universale, potrebbe significare chiusura ed egoismo? E non è forse vero l'opposto: che coinvolgendo sempre di più il neofita nell'attivismo e dinamismo dell'inconscio collettivo (sì da essere, e non potrebbe non esserlo trovandosi ignorante e con degli io acquisitivi, semplice “faccendiere” in coinvolgimenti profani) lo si induca ad una vera e propria alienazione?

Laddove c'è ignoranza là c'è un potenziale canale per le “forze oscure”.

...

In definitiva, il problema di fondo non consiste in “che cosa fare”, ma in “che cosa essere”. Il problema non è quello di voler creare “attività” nel mondo profano, che svuota completamente, ma di riempirsi, mediante la theoria-contemplazione, della Sapienza e dell'Amore dell'Anima. La ricerca spirituale non è un “modo di avere e di ottenere” qualcosa (gratificazione dal e del fare), ma un modo di essere nel Semplice e nel Silenzio; e la più alta theoria-contemplazione è quella che porta al Silenzio metafisico, il quale si dimostra anche come autentica creazione vivente.

...

Per attuare e svelare l'Amore unitivo, e di conseguenza la fratellanza nel campo umano, v'è un preciso sentiero realizzativo da percorrere e necessitano qualificazioni preliminari senza le quali di certo si va incontro al fallimento. Se si dice a un semplice neofita che inizia la via del premavada, il Sentiero dell'Amore, ama e servi gli altri, si è capovolto il percorso della Via, gli si è offerto l'Omega e non l'Alfa dell'ascesi.

...

“Se ti dicono di parlare, rispondi:
dammi il Fuoco della conoscenza.
Se ti dicono di amare, rispondi:
dammi il Fuoco dell'amore.
Se ti dicono di togliere un peso a qualcuno, rispondi:
dammi il Fuoco della potenza.
La “Via del Fuoco” è per coloro che vogliono, prima di tutto,
riempire le proprie bisacce.
Non si può dare ciò che non si ha.
I più sperano di dare ciò che non hanno. I più sperano di dare senza possedere: l'io empirico vive e si perpetua nell'illusione.
Non cercare di trasformare gli altri. Trasforma te stesso.
Solo la tua compiutezza rende compiuto lo spazio di vita che ti circonda.
La “Via del Fuoco” è risolversi per risolvere.”

“Noi siamo in guerra gli uni con gli altri perchè siamo in guerra con noi stessi. Non potremo mai stabilire l'Ordine, l?Accordo e l'Armonia, attributi dell'Oro dei Filosofi, fino a quando l'Armonia non sarà conquistata dalla coscienza degli individui.
Chi asserisce che l'Ordine possa essere instaurato senza che sia, prima di tutto, realizzato nei singoli, è lungi dall'aver compreso la causa determinante del conflitto umano”.(1)

(1) Raphael, La Triplice Via del Fuoco, I, I, 26-27; II, IV, 25
Che cosa io veramente sono non so con chiarezza:
misterioso, io vago prigioniero, incatenato nella mia mente.
- RV 1,164,37 -
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Re: Fratellanza

Messaggiodi ryu no kokyu il 09/03/2010, 13:41

bisogna stare attenti a non identificare la TRADIZIONE con la RELIGIONE.
scrive Matgioi in "La Vie Rationelle"

Una religione - per quanto santa sia(ammettendo che una cosa santa possa essere praticata dagli uomini) per quanto divina sia (ammettendo che una cosa divina possa limitarsi alla comprensione e al dominio degli uomini)- si riduce e si impoverisce per il fatto ed il momento stesso che si definisce religione.

Esso soddisfa immediatamente l'uomo[....]animale religioso.
Ma l'uomo è altro cge un animale religioso: è un animale passionale, volontaristico,istintivo, voglioso ecc.
[...[
Considerata così la religione è il soddisfacimento di un bisogno; e anche quando questo bisogno non esiste più, che è diminuito o regresso 8come le ultime vertebre o l'appendice) l'uomo vi adempie uggualmente per abitudine, obbedienza o timore.

tale è il destino di ogni religione che si è fatta contingente, credendo con ciò di meglio interessare meglio cogliere, meglio comandare l'individuo contingente, credendo con ciò di meglio interessare, meglio cogliere, meglio comandare l'individuo contingente che è l'uomo.

La TRADUZIONE che rimane tradizione, vale a dire che ignora volontariamente ogni contingente[...], la TRADIZIONE non influenza l'uomo in quanto animale religioso; lo influenza in quanto UOMO, con tutte le qualificazioni, cioè senza qualificazione e senza determinazione.

L'uomo religioso si appaga con una data comprensione della Tradizione; l'uomo logico con un altra, e ugualmente l'uomo affettuoso, passionale, rituale, sociale, povero, ricco, mercante, letterato, solitario, familiare ecc.

Dappertutto la Tradizione lo abbraccia, che egli vi pensi o non vi pensi affatto.


La Tradizione in realtà è l'uomo nella sua interezza, nelle sue leggi, nella sua maniera di nascere, vivere morire.
la Tradizione non duale non può non abbracciare tutte le possibilità di espressione e manifestazione.

quando si sente parlare di una supposto superiorità di questa o quella setta, di questo o quell'insegnamento, di questa o quella religione, non si può in fondo dire che ciò "non è tradizionale" perchè si tratta di pulsione che fanno parte dell' animale uomo, e la Tradizione è l'uomo.

ma ciò non significa che si debbano ritenere "giusti" o "giustificati" certi atteggiamenti ottusi e settari.
sono errati.
errati perchè si pongono come fine la trasformazione dell'uomo anzichè la comprensione dell'uomo.

non si può parlare di tradizione senza parlare di UOMO, perchè la Tradizione è l'uomo.

preparare un buon tè e servirlo bene è tradizione.
andare in chiesa e pregare san gennaro è tradizione.

ma dal punto di vista tradizionale non c'è nè può esserci,nessuna differenza tra il servire il tè e l'andare in chiesa.

la differenza consiste nella "maniera", "nel modo" che coincidono con la Forma.
sul piano della dualità c'è un giusto modo (ovvero il giusto atteggiamento interiore- asana) di fare un azione.
e questo giusto modo si traduce in una giusta forma.

mettersi a testa in giù con le gambe incrociate per mostrare quanto si è bravi non è praticare yoga .
Il vero Asana è uno stato interiore dal quale insorge come un fiore che sboccia, la forma esteriore.

il settarismo , la tendenza all'autogratificazione ed alla onanistica affermazione dell'ego ,evidentissimi nei casi di cui si appena discusso sul forum, rispondono a dei bisogni dell'animale uomo.
possono condurre al desiderio di essere flagellati e crocifissi come al desiderio di flagellare o crocifiggere "gli altri", i diversi da sè.

non si può affermare che siano fenomeni estranei alla Tradizione, perchè riguardano, appunto, i bisogni dell'uomo.
sono però "non giusti" dal punto di vista della filosofia realizzativa, perchè tendono a soddisfare dei bisogni ed trasformare la società o l'individuo in base non alla legge universale ma alla necessità di soddisfare questi bisogni individuali.
Ciò che è "non giusto" in qusto caso ovviamente non va combattuto, ma occorre tenere alta la guardia.

nella manifestazione duale chi lavora per soddisfare i propri bisogni individuali si troverà suo malgrado in rotta di collisione con chi si basa sui dettami tradizionali come il "conosci te stesso".

e finirà conn il cercare di distruggerlo perchè lo vede come un tentativo di bloccare i suoi sforzi per trasformare in meglio la comunità, la società, l'umanità.

socrate viene costretto a bere la cicuta.
Pitagora si suicida dopo che l' Accademia di Crotone viene data alla fiamme, il tempio di Eleusi viene bruciato dai Cristiani come la biblioteca di Alessandria come i templi di raja raja distrutti dagli invasori islamici.

accade cioè che in certi ambiti anche quando viene insegnato che l'ego è illusorio che deve essere distrutto ecc. ecc in realtà di lavora per la soddisfazione dei bisogni dell'ego.

una persona particolarmente sensibile, uno yogi che abbia imparato ad accedere al potere generativo del second cakra, possono costituire un gruppo , anche vastissimo intorno al proprio ego.

la pericolosità di questi gruppi (o sette o religioni o movimenti politici) consiste nel loro rappresentare a livello microcosmico l'insenamento tradizionale dell'Essere unico, sostituendo a quell'Essere l'ego innaturalmente sviluppato del maestro o del leader.

gli apparteneti ad una setta sono delle emanazioni del maestro .
come un unico individuo.

e questo li porta all'illusione di essere nel giusto, perchè, effettivamente, questo annullarsi nella volontà di un unico individuo ricorda l'annullarsi nell'ishta devata.

quando la situazione degenera e si incontra chi cerca di interpretare e vivere nel modo "giusto" gli insegnamenti tradizionali, si cercherà inizialmente di blandirlo e sedurlo perchè ci riconosca come maestri o almeno pari grado.
qualora non vi sia il riconoscimento si metterà in atto una strategia di demolizione sociale, psichica e fisica dell'a spirante che cerca di interpretare il "conosci te stesso" tradizionale.

ecco perchè occorre stare in guardia.

sorge naturalmente la questione 8sempra muovandoci nell'ottica duale, unica possibile nella manifestazione) del come riconoscere il "modo giusto" dal "modo sbagliato" .
questo se un aspirante è veramente impegnato nel "conosci te stesso" non è difficile come si crede.

i nodi della conoscenza, ovvero le porte di contatto tra una guaina e l'altra, sono comunque plessi energetici.
il loro scioglimento provoca un enorme sviluppo di energia.

questa energia pulsante è facilmente percepibile ed identificabile.

il Mestro, come ramana maharishi, ramakrishna, sai baba è al di là dei Guna, ciò significa che non è minimamente inquadrabile in un tipo caratteriale.

il maestro autentico è come il vento, o il mare, nel senso che il suo comportamento, il suo modo di agire sul piano empirico è esente dalle da effetti.

il mare in tempesta può placarsi immediatamente senza mostrare nessun ricordo delle onde che hanno squassato la costa.
il mare calmo può improvvisamente generare una mostruosa colonna d'acqua senza trattenere nessun ricordo del suo essere calmo.

quando in un individuo si stanno, per esempio, attivando dei meccanismio di scioglimento del nodo del corpo (brahmagranthi, legato ai primi tre cakra ed alla guaina detta Annamayakosha) si potrà percepire una grandissima quantità di energia psichica.
un energia "colorata", che conduce con sè passioni, emozioni, grida, pianti, gesti scomposti.

il processo di risoluzione in corso provocherà difficoltà di adesione alla realtà empirica e disconoscenza del proprio io così come lo abbiamo sempre conosciuto.

cambia la voce, si sanno cose che non si ricordava di sapere, si riesce ad entrare (o a credere di entrare) nell'animo delle persone.

la risoluzione del brahma granthi può avvenire in varie fasi, anche a distanza di anni.

il problema nasce quando la mente manasica convince l'io illusorio di aver Realizzato qualcosa, di essersi trasformato in qualcosa di speciale.

osservando le reazioni di alcuni pseudo maestri o pseudo illuminati e leggendo alcuni resoconti mi sono fatto l'idea che la maggior parte di essi stavano vivendo in realtà delle fasi di risoluzione del brahma granthi.

il processo era in corso.
e quindi qualcosa , effettivamente, stava accadendo, ma , privi di una guida , essi si sono illusi di aver raggiunto quello stadio che si definisce liberazione e di poter essere il Buddha, o siva, o mahavatar babaji.

ma il loro dire , all'aspirante che ha iniziato il percorse del "conosci te stesso" risuona immediatamente nella pancia.

la parola del maestro, la parola della tradizione, non è densa.
non è forte.
è una sottile ed incolore corrente luminosa che vibra dolcemmente in tutte le direzioni ed è percepibile chiaramente.
non è nè calda nè fredda.
nè rossa, nè gialla, nè blu.

la violenza rajasica di molti pseudo maestri è così evidente che la si può toccare.

è per questo che si fanno perno di strutture più o meno complesse, divenendo polo di attrazione per coloro che vedono la ricerca tradizionale come necessità di soddisfare bisogni egotici.

un sorriso.
r.
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Re: Fratellanza

Messaggiodi gigi il 09/03/2010, 20:49

ryu no kokyu ha scritto:la violenza rajasica di molti pseudo maestri è così evidente che la si può toccare.

..oppure si è osservato l'oscillazione da questo rajas ad una sorta di stasi tamasica e ostentato qui come Testimone impertubabile ,ma atto a mascherare un equilibrio sattvico non presente.
Dunque:a parte il non esserci nessun bene da contrapporre ad un male (a parte il tener presente quel monito "conosci te stesso")non rimane altro da dire oltre che è tutto ottima osservazione..
occasione presentatasi impeccabilmente dall'ultimo "maestro" qui mostratosi

La "voracità" del ricercatore mi sembra proprio questo ritrovare l'esperienza che si sta facendo,come sempre quella giusta e arricchente,ovvero sadhana.

:)
"se le tue parole non valgono piu del tuo silenzio, taci"
(detto islamico)
gigi
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