La scala e la via

Aspetti tradizionali

Re: La scala e la via

Messaggiodi ryu no kokyu il 09/02/2010, 7:58

gigi ha scritto:
ryu no kokyu ha scritto:maya è la shakti ed è gioia creativa,bellezza, fascino, seduzione, godimento dell'esistenza.
E' impossibile non essere coivolti da Maya.
la nostra stessa esistenza nasce dall'entusiasmo con cui cediamo alle illusioni di Maya.
ciò che non è maya è al di là della nostra comprensione.

..a questo punto mi pare ci sia da discriminare bene il senso di vairayga,il distacco,
e che è tutt'altro che negazione o rifiuto della manifestazione,quanto la comprensione dell'impermanenza della manifestazione,nonchè dell'adesione prodotta dalle guaine.
Comprensione-rivelazione che guizza da quel volto di Dio con gli occhi ridenti ed un sorriso crudele sulle labbra..


il distacco non può essere assolutamente inteso come rifiuto negazione.
mi sono fatto l'idea che sia vairagya sia ciò che patanjali /dattatreya definisce yama e nyama non siano degli ideali da ottenere ma delle realizzazione.
insorgono.

parlare di ahimsa, non offensività, e sentirsi interiormente turbati vedendo uno con la faccia "di culo" non ha alcun senso.
occorre discriminare tra l'aspetto etico , intendendo etica come interpretazione razionale-umana-empirica e ciò che insoge perchè si "è sulla via" o si "è la legge".

nella società civile se ho l'impulso di spaccare la faccia di uno che ha gli occhi storti , solo perchè ha gli occhi storti,non lo faccio perchè si scatenerebbe una spirale di violenza e di idiozia che minerebbe la società stessa.

nel praticante l'impulso non sorge neppure.

credo sia una faccenda delicata da comprendere.

da una parte ci sono coloro che mascherano i propri impulsi e si sentono gratificati se si sentono buoni.

dall'altra ci sono coloro che parlano di libertà totale(per fortuna una minoranza) e di libero sfogo dei propri istinti.

il distacco non significa reprimere i propri desideri ed indossare la maschera del distaccato, ma osservare, con sorpresa, che ciò che prima ci turbava,attraeva, respingeva "adesso" ci appare neutro.

se, da un punto di vista empirico, è assai meglio per la società mascherare i propri impulsi imitando coloro che , in apparenza o in essenza, sono alieni dall'aggressività, dalla paura e dal desiderio, dal punto di vista della ricerca dell'autoilluminazione reprimere il desiderio/paura o l'assecondarlo è la stessa cosa.

se il distacco "insorge" significa che c'è stata una "modificazione sostanziale" della mente.

se si finge il distacco non c'è invece nessuna modificazione: è solo l'ennesima maschera e quindi non rappresenta nessun progresso spirituale (sempre che si voglia usare la parola progresso)

altra cosa è il confondere l'abulia ed il disinteresse con il distacco di cui parlano le scritture.
chi è abulico è un individuo emotivamente stitico.

chi è distaccato solo da ciò che capita agli altri è un egocentrico narcisista che vive per sè.
chi cerca la soddisfazione totale dei propri desideri a scapito della libertà e della ricerca del piacere altrui è un egocentrico con tendenze criminali.


un abbraccio,
r.
ryu no kokyu
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Re: La scala e la via

Messaggiodi laura il 09/02/2010, 8:12

gigi ha scritto:
laura ha scritto: quando essi discendono direttamente dall'origine nel veicolo, entrando da sopra la testa (non parlo di quando si sollevano dal basso o da dentro). Ti assicuro che sono insostenibili. Diceva la Madre che se l'esperienza si prolungasse oltre i pochi secondi, l'intero ricettacolo se ne andrebbe in fumo, bruciato letteralmente.


adesso comprendo..
intendi dunque per amore questa breve intensa esperienza,descritta anche dalla Madre e non altro.
Va bene,mi è più chiaro ma..
e la Manifestazione ordinaria dove la metti,non è forse degna di essere investita di quell'amore?
Eccoci allora ai confini dei sepolcri bianchi, come ben metteva in guardia prima ryu...mi segui?


No, non intendo per amore solo questa breve intensa esperienza. L'amore si esprime in tantissimi modi, direi in tutti i modi, perché alla fine, da un certo punto di vista, è solo quello.
Ma tra le tante modalità c'è anche quella che ho descritto, e non sono l'unica a testimoniarla. Si manifesta in certe condizioni (ad esempio è sempre preceduta dalla discesa di un flusso che penetra in tutto il corpo e lo immobilizza completamente, altrimenti questo comincerebbe a sobbalzare come sotto una scarica di petardi) e avrà un suo significato, dal momento che lascia un profondo shock nella memoria fisica.

Aspirazioni e preoccupazioni non vanno a braccetto con nessun amore,laura..
l'Amore stesso è libertà non un attimo di estasi,o la liberazione della manifestazione..dice questo A.?
Bisogna ridiscendere costantemente a se stessi,questo il coraggio necessario,piuttosto che sperare l'innalzamento di ciò che ci sta intorno per sentirci più leggeri..sollevati..nel posto giusto..

ciao,un sorriso


L'amore va a braccetto con tutto, nella manifestazione, secondo me. Ma, così come va riconosciuto nelle sensazioni-percezioni-ideazioni ordinarie, va anche riconosciuto in quelle non ordinarie, che apparentemente potrebbero sembrare contrarie al senso comune che diamo alla parola "amore". Se alcuni esseri umani testimoniano la discesa dell'Amore direttamente dall'origine nel veicolo, e ne descrivono gli effetti su quest'ultimo, anche questo va preso in considerazione e non soltanto l'amore tra l'uomo e la donna, tra i genitori e i figli, tra gli uomini e gli animali, tra l'aria e l'acqua, tra i pianeti e i soli, ecc.

Ricambio il sorriso e ti ringrazio
laura
laura
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Re: La scala e la via

Messaggiodi gigi il 09/02/2010, 8:49

ryu no kokyu ha scritto:occorre discriminare tra l'aspetto etico , intendendo etica come interpretazione razionale-umana-empirica e ciò che insoge perchè si "è sulla via" o si "è la legge".

:roll: Nella danza dei veli,l'aspetto etico..
sembra che bussi sempre alle porte di quei sepolcri imbiancati.
"se le tue parole non valgono piu del tuo silenzio, taci"
(detto islamico)
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Re: La scala e la via

Messaggiodi gigi il 09/02/2010, 9:05

laura ha scritto:L'amore va a braccetto con tutto, nella manifestazione, secondo me.

Attenzione a queste generalizzazioni che remano contro la discriminazione..
Se vi è paura (dunque le aspirazioni e preoccupazioni che mettevi in campo)
ciò vela la manifestazione dell'amore:ci vuole cuore libero per aprirne i cancelli..
Se alcuni esseri umani testimoniano la discesa dell'Amore direttamente dall'origine nel veicolo, e ne descrivono gli effetti su quest'ultimo, anche questo va preso in considerazione e non soltanto l'amore tra l'uomo e la donna, tra i genitori e i figli, tra gli uomini e gli animali, tra l'aria e l'acqua, tra i pianeti e i soli, ecc.

Ma certo..non si tralasciava nulla delle vere testimonianze..
:)
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Pensando a Laura - La vita organica sulla terra

Messaggiodi sandhya il 10/02/2010, 10:40

da Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky, pag. 338-343


Un giorno, parlando della coordinazione di tutte le cose nell'Universo, G. si soffermò specialmente sulla questione della 'vita organica sulla terra'.
"Per la scienza ordinaria (si fa riferimento alla scienza dell'epoca, anni '20 del secolo scorso, nd.r) disse, la vita organica è una sorta d'appendice accidentale che viola l'integrità di un sistema meccanico. La scienza ordinaria non la collega a niente e non trae alcuna conclusione dal fatto che essa esiste. Ma voi dovreste aver già capito che non c'è e non ci potrebbe essere niente d'accidentale né d'inutile nella natura; ogni cosa ha la sua funzione precisa e serve a uno scopo definito. Così la vita organica è un indispensabile anello della catena dei mondi, che non potrebbero esistere senza questo anello, come esso non potrebbe esistere al di fuori di loro. Abbiamo già detto che la vita organica trasmette alla terra differenti influenze planetarie, e che essa serve di
nutrimento alla luna, dandole modo così di ingrandirsi e di fortificarsi.

Ma anche la terra è in crescita, non in volume, ma in coscienza e in ricettività. Le influenze planetarie che le erano sufficienti in un certo periodo della sua esistenza, diventano insufficienti ed essa ha bisogno di influenze più sottili. Per ricevere queste influenze più sottili, è necessario un apparato ricettivo più sottile. La vita organica deve dunque evolvere per adattarsi ai bisogni dei pianeti e della terra. Allo stesso modo la luna può essere soddisfatta, in questo o in quel periodo, del nutrimento di una certa qualità che le è fornito dalla vita organica,
ma viene un tempo in cui questo nutrimento cessa d'appagarla e non può più assicurare la sua crescita; da quel momento la luna comincia ad avere fame. La vita organica deve essere in grado di placare questa fame, altrimenti non ricopre la sua funzione, non risponde al suo scopo.
Ciò significa che per rispondere al suo scopo, la vita organica deve evolversi e mantenersi al livello della necessità dei pianeti, della terra e della luna.
"Il raggio di creazione, così come lo abbiamo considerato, dall'Assoluto alla Luna, è come il ramo di un albero — un ramo che ingrandisce.
L'estremità di questo ramo da cui escono i nuovi germogli, è la luna. Se la luna non si sviluppa, se non produce, o non si prepara a produrre alcun germoglio, ciò vuoi dire che la crescita di tutto il raggio di creazione si arresta, o meglio, deve trovare una nuova via di crescita, sviluppare qualche ramo laterale. Allo stesso tempo tutto quello
che abbiamo detto ci permette di vedere che la crescita della luna dipende dalla vita organica sulla terra. La crescita del raggio di creazione dipende dunque dalla vita organica sulla terra: se la vita organica viene a mancare o muore, tutto il ramo deperisce immediatamente, o perlomeno tutta la parte del ramo che si trova al di là della vita organica.
La stessa cosa deve prodursi, benché più lentamente, se la vita organica si arresta nel suo sviluppo, nella sua evoluzione e non può più rispondere alle richieste che le vengono fatte. Il ramo può deperire.
Non bisogna mai dimenticarlo.
Alla parte Terra - Luna del raggio di creazione sono state date esattamente quelle proprietà di sviluppo e di
crescita che sono state date ad ogni ramo di un grande albero. Ma la crescita di questo ramo non è affatto garantita, dipende dall'azione armoniosa e corretta dei suoi tessuti. Se uno dei tessuti cessa di svilupparsi,
la stessa cosa avviene per gli altri. Tutto ciò che può essere detto sul raggio di creazione o sulla sua parte Terra - Luna, si riferisce egualmente alla vita organica sulla terra. La vita organica sulla terra è un fenomeno complesso, perché tutti i suoi elementi dipendono strettamente gli uni dagli altri. La crescita generale è possibile solo a condizione che cresca 'l'estremità del ramo', o, per parlare in modo più preciso, ci sono nella vita organica dei tessuti che si evolvono ed altri che servono loro da nutrimento e da ambiente. Ed ogni cellula in evoluzione
comporta a sua volta parti che si evolvono e parti che servono loro di nutrimento. In ogni caso, bisogna ricordare sempre che l'evoluzione non è mai garantita, che essa è solamente possibile e che può arrestarsi ad ogni momento e in ogni luogo.
"La parte della vita organica che si evolve è l'umanità.
Anche l'umanità comporta una parte che si evolve, ma ne parleremo più tardi; per ora, considereremo l'umanità come un tutto. Se l'umanità non si evolve, ciò significa che l'evoluzione della vita organica deve arrestarsi e questo
provocherà a sua volta un arresto nella crescita del raggio di creazione.
D'altra parte, se l'umanità cessa di evolversi, diventa inutile dal punto di vista dei fini per i quali essa era stata creata e, come tale, può essere distrutta.
Così l'arresto dell'evoluzione può significare la distruzione dell'umanità.
"Noi non abbiamo indizi che ci permettano di precisare in quale periodo dell'evoluzione planetaria ci troviamo, né se la terra e la luna avranno o no il tempo d'attendere che la vita organica si sviluppi fino allo stadio voluto della sua evoluzione. Ma coloro che sanno, naturalmente, possono avere delle informazioni esatte in proposito, ossia possono definire in quale fase della loro evoluzione si trovino la terra, la luna e l'umanità. Per quel che ci concerne, noi non possiamo sapere, ma dovremmo ricordarci che il numero delle possibilità non è mai infinito.
"D'altra parte se esaminiamo la vita dell'umanità quale noi la conosciamo sul piano storico, non dovremmo convenire che l'umanità gira in un circolo vizioso? Essa distrugge nel corso di un secolo tutto ciò che ha costruito in un altro, ed essa paga attualmente il suo progresso meccanico degli ultimi cento anni, con la perdita di molti altri valori, forse ben più preziosi, a spese dei quali è avvenuto questo progresso.
In generale, ci sono tutte le ragioni per pensare e affermare che l'umanità è attualmente in un periodo di stagnazione; e di qui al declino ed alla degenerazione il passo è breve. Una stagnazione significa che un
processo si è equilibrato. L'apparizione di una qualità qualsiasi provoca immediatamente l'apparire di un'altra qualità di natura opposta. La crescita del sapere in un campo comporta la crescita dell'ignoranza in un altro; la raffinatezza porta con sé la volgarità, la libertà, la schiavitù, il retrocedere di certe superstizioni favorisce lo sviluppo di altre, e così di seguito.
"Ora, ricordando la legge d'ottava, vedremo che un processo equilibrato che si effettua in un certo modo non può essere modificato a volontà in un momento qualsiasi. Un cambiamento può intervenire, una nuova via può essere presa, soltanto a certi 'incroci'. Nell'intervallo tra un 'incrocio' e l'altro nulla può essere fatto. E se un processo passa
per un 'incrocio' senza che nulla accada, senza che niente sia fatto, è già troppo tardi: il processo continuerà a svilupparsi secondo leggi meccaniche; anche se coloro che prendono parte a questo processo vedono l'imminenza di una distruzione totale, non saranno in grado di far niente.
Lo ripeto, ci sono cose che non possono essere fatte se non in certi momenti, cioè a questi 'incroci' che, nelle ottave, abbiamo definito gli intervalli mi-fa e si-do.
"Naturalmente molta gente pensa che la vita dell'umanità non si svolge come dovrebbe, ed essa inventa ogni sorta di teorie destinate a rinnovarla completamente. Ma non appena viene fuori una teoria, un'altra le si oppone. Ciascun fautore di una teoria pretende raccogliere tutti i suffragi. Egli trova, in effetti, sempre dei partigiani. La vita, ben inteso, non per questo cambia il suo corso, ma la gente continua a credere alle proprie teorie, o a quelle che ha adottato e continua a credere che sia veramente possibile fare qualcosa. E tutte queste teorie sono completamente fantastiche, soprattutto perché esse non tengono in alcun conto ciò che è più importante, ossia la parte molto secondaria che spetta all'umanità ed alla vita organica, nel processo cosmico.
Le teorie intellettuali pongono l'uomo al centro di tutto. Come se tutto non esistesse che per lui: il sole, le stelle, la luna, la terra! Esse arrivano a dimenticare persino la misura dell'uomo, la sua nullità, la sua esistenza effimera, ecc... Ed esse asseriscono che un uomo può, se lo vuole, cambiare tutta la sua vita, cioè organizzarla su principi razionali.
Vediamo così apparire continuamente nuove teorie che suscitano teorie opposte ed esse tutte assieme, con i loro conflitti incessanti, costituiscono senza alcun dubbio una delle forze che mantengono l'umanità nella condizione
in cui si trova attualmente. D'altronde tutte queste teorie 'umanitarie' o di 'eguaglianza' non soltanto sono irrealizzabili, ma sarebbero fatali se si realizzassero.
Tutto, nella natura, ha il suo scopo e il suo senso, la diseguaglianza tra gli uomini così come la loro sofferenza. Distruggere la diseguaglianza porterebbe a distruggere ogni possibilità di evoluzione.
Distruggere la sofferenza equivarrebbe per prima cosa a distruggere tutta una serie di percezioni per le quali l'uomo esiste, e in seguito a distruggere lo 'choc', cioè la sola forza che possa cambiare la situazione. Ed è
la stessa cosa, per tutte le teorie intellettuali.

"Il processo di evoluzione, di quell’evoluzione che è possibile per l'umanità presa come un tutto, è assolutamente analogo al processo di evoluzione possibile per l'uomo individuale. Esso comincia nello stesso modo: un certo numero di cellule diventano poco per volta coscienti; esse si raggruppano; questo gruppo attira a sé altre cellule, ne subordina delle altre e fa servire progressivamente l'organismo intero al suo scopo — e non soltanto più per mangiare, bere e dormire.
È questa l'evoluzione e non si può avere alcuna altra specie di evoluzione.
Per l'umanità, come per l'uomo preso isolatamente, tutto incomincia a partire dalla formazione di un nucleo cosciente. Tutte le forze meccaniche della vita lottano contro la formazione di questo nucleo cosciente nell'umanità, nello stesso modo con il quale le abitudini meccaniche, i gusti e le debolezze lottano nell'uomo contro il 'ricordarsi di sé' cosciente ".
"Si può dire che vi è una forza cosciente in lotta contro l'evoluzione dell'umanità?", domandai.
"Da un certo punto di vista lo si può dire", rispose G.
Riporto questa risposta perché essa sembra in contraddizione con quello che G. aveva detto prima: che non vi erano che due forze in lotta nel mondo, la 'coscienza' e la 'meccanicità'.
"Da dove viene questa forza?".
"Ci vorrebbe troppo tempo per darvi una spiegazione e questo per noi attualmente non avrebbe alcun significato pratico. Vi sono due processi, talvolta chiamati 'involutivo' e 'evolutivo'.
Ecco la loro differenza: un processo involutivo comincia coscientemente nell'Assoluto, ma allo stadio seguente è già meccanico e lo diventa sempre di più.
Il processo evolutivo, al contrario, incomincia semiconsciamente, e diventa sempre più cosciente man mano che si sviluppa. Ma a certi momenti, una certa coscienza può apparire nel processo 'involutivo', sotto forma di opposizione cosciente al processo d'evoluzione.
"Da dove viene questa coscienza? Dal processo evolutivo, naturalmente.
Questo deve procedere senza interruzione. Ogni arresto causa una separazione dal processo fondamentale. Questi frammenti sparsi di coscienza che sono stati arrestati nel loro sviluppo possono anche unirsi, e, per un certo tempo, vivere lottando contro il processo di evoluzione.
Dopo tutto, ciò non fa che renderlo più interessante. In luogo di una lotta contro delle forze meccaniche, può esserci, in certi momenti, una lotta contro l'opposizione intenzionale di forze realmente molto forti, benché la loro potenza non sia certamente da paragonare con la potenza delle forze che dirigono il processo evolutivo. Queste forze avverse possono anche a volte prendere il sopravvento, e ciò perché le forze che dirigono l'evoluzione hanno una scelta di mezzi più limitata; in altri termini, esse non possono fare uso che di certi mezzi e di certi metodi.
Le forze avverse invece non sono limitate nella scelta dei mezzi, possono usarne diversi, anche quelli che non apportano che un successo temporaneo, e in fin dei conti annullano sia l'evoluzione che l'involuzione.
"Ma, come ho già detto, questo argomento è senza significato pratico per noi. Per noi, importa soltanto stabilire dove cominci l'evoluzione e come essa proceda.
E se ci ricordiamo la completa analogia tra l'umanità e l'uomo, non sarà difficile stabilire se l'umanità sia in
via d'evoluzione.
"Possiamo dire, a esempio, che la vita sia governata da un gruppo di uomini coscienti? Dove sono? Chi sono? Vediamo esattamente il contrario: che la vita è in potere dei più incoscienti e dei più addormentati.
"Possiamo dire di vedere nella vita una preponderanza degli elementi migliori, più forti, più coraggiosi? Per nulla. Al contrario, vediamo ovunque regnare la volgarità e la stupidità in tutti i loro aspetti.
"Possiamo dire infine di vedere nella vita aspirazioni verso l’unità, verso una unificazione? Certamente no. Noi non vediamo che nuove divisioni, nuove ostilità, nuovi malintesi.
"Di modo che, nella situazione attuale dell’umanità, nulla denota una evoluzione. Al contrario, paragonando l'umanità a un uomo, vediamo chiaramente il crescere della personalità a spese dell'essenza, vale a dire la crescita dell'artificiale, dell'irreale, di ciò che non ci appartiene, a spese del naturale, del reale, di ciò che è veramente nostro.
"Nello stesso tempo, constatiamo una crescita dell'automatismo.
"La civiltà contemporanea vuole degli automi. E le persone sono certamente sul punto di perdere le proprie abitudini di indipendenza, diventando sempre più simili ad automi, a pezzi di macchine. Non è possibile dire come finirà tutto questo né come uscirne, e neppure se ci sarà una fine o un'uscita. Una sola cosa è certa, ed è che la schiavitù dell'uomo non fa che aumentare. L'uomo sta diventando uno schiavo volontario. Non ha più bisogno di catene: incomincia ad amare la sua schiavitù, a esserne fiero. E nulla di più terribile potrebbe accadere ad un uomo.
Che cosa io veramente sono non so con chiarezza:
misterioso, io vago prigioniero, incatenato nella mia mente.
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Pensando a Laura - Evoluzione

Messaggiodi sandhya il 10/02/2010, 11:36

da Frammenti di un insegnamento sconosciuto - P.D. Ouspensky, pag. 343-346


"Tutto quello che ho detto finora riguarda l'umanità considerata nel suo insieme. Ma come ho già fatto notare, l'evoluzione dell'umanità non può compiersi che per mezzo dell'evoluzione di un certo gruppo che, a sua volta, influenzerà e guiderà il resto dell'umanità.
"Possiamo dire che esiste un gruppo di questo genere? Può darsi che lo possiamo basandoci su certi segni, ma in ogni caso dobbiamo riconoscere che è un gruppo piccolissimo, del tutto insufficiente per influire sul resto dell'umanità, O meglio, guardando le cose sotto un altro aspetto, noi possiamo dire che l'umanità è in uno stato tale da essere incapace di accettare la guida di un gruppo cosciente".
"Quante persone potrebbero esservi in questo gruppo cosciente?", domandò qualcuno.
"Essi solo lo sanno", rispose G.
"Questo vuoi dire che si conoscono tutti?", domandò la stessa persona.
"Come potrebbe essere diversamente? Immaginatevi due o tre uomini svegli fra una moltitudine di addormentati; si riconosceranno certamente.
Ma coloro che sono addormentati non possono riconoscerli.
Quanti sono? Non lo sappiamo e non possiamo saperlo prima di esserci svegliati; abbiamo già spiegato che un uomo non può vedere niente al di sopra del suo proprio livello d'essere. Se esistessero duecento uomini coscienti, e se trovassero il loro intervento necessario e legittimo, potrebbero certamente cambiare tutta la vita sulla terra. Ma o non sono in quantità sufficiente, o non lo vogliono, o non è ancora giunto il tempo, oppure sono gli altri che dormono troppo profondamente.

"Eccoci così alla questione dell'esoterismo.
"Parlando della storia dell'umanità, abbiamo già messo in evidenza che la vita dell'umanità alla quale apparteniamo è governata da forze che provengono da due sorgenti: primo, le influenze planetarie, che agiscono in modo del tutto meccanico e che le masse umane, come gli individui, ricevono del tutto involontariamente e incoscientemente; poi le influenze provenienti dai cerchi interiori dell'umanità, di cui la grande maggioranza degli uomini ignora l'esistenza e il significato così come ignora le influenze planetarie.
"L'umanità alla quale apparteniamo, tutta l'umanità storica e preistorica generalmente conosciuta, non costituisce in realtà che il cerchio esteriore dell'umanità, all'interno del quale si trovano numerosi altri cerchi.
"Possiamo allora rappresentarci l'intera umanità, conosciuta e sconosciuta, come costituita da numerosi cerchi concentrici.
"Il cerchio ulteriore è chiamato cerchio 'esoterico'; esso comprende coloro che hanno raggiunto il più alto grado di sviluppo possibile all'uomo; ed è il cerchio degli uomini che possiedono l'Individualità nel pieno senso di questa parola, cioè un 'Io' indivisibile, tutti gli stati di coscienza accessibili all'uomo, il controllo completo di questi stati
di coscienza, tutto il sapere possibile e una volontà libera e indipendente.
Tali individui non possono agire contrariamente alla loro comprensione, od avere una comprensione che le loro azioni non esprimono.
In più non possono esserci discordie fra loro, né differenze di comprensione.
Di conseguenza, la loro attività è interamente coordinata e li porta verso uno scopo comune senza costrizione alcuna perché è basata su una comprensione comune ed identica.
"Il cerchio seguente è chiamato 'mesoterico', che vuoi dire intermedio.
Gli uomini che appartengono a questo cerchio possiedono tutte le qualità degli appartenenti al cerchio esoterico, con la sola differenza, che il loro sapere ha carattere più teorico. Questo si riferisce naturalmente ad un sapere di carattere cosmico. Essi sanno e comprendono una quantità di cose che non hanno ancora trovato una espressione
nelle loro azioni. Essi sanno più di quanto non facciano. Ma la loro comprensione non è meno esatta di quella dei membri del cerchio esoterico, di conseguenza è identica. Tra di essi non ci possono essere discordie, non si può verificare alcun malinteso. Ciò che ciascuno comprende, tutti lo comprendono, e ciò che tutti comprendono è compreso da ognuno. Ma come abbiamo detto, paragonata a quella del cerchio esoterico, questa comprensione è più teorica.
"Il terzo cerchio è chiamato 'exoterico', cioè esteriore, perché è il cerchio esteriore della parte interiore ell'umanità. Gli uomini che fanno parte di questo cerchio hanno, con i membri dei cerchi esoterico e mesoterico, molte conoscenze comuni, ma il loro sapere cosmico è di carattere più filosofico, cioè più astratto del sapere del cerchio
mesoterico.
Un membro del cerchio mesoterico calcola, un membro del cerchio exoterico contempla.
La comprensione dei membri del cerchio exoterico può anche non esprimere con azioni. Ma non vi possono essere
differenze di comprensione fra di loro. Ciò che uno di loro comprende, è compreso da tutti gli altri.
"Nella letteratura che ammette l'esistenza dell'esoterismo, l'umanità è generalmente divisa in due cerchi solamente e il cerchio exoterico, in quanto opposto al cerchio 'esoterico' è chiamato: la vita ordinaria.
È un errore; in realtà, il cerchio 'exoterico' è molto distante da noi ed è situato ad un livello molto alto. Per l'uomo ordinario, si tratta di 'esoterismo'.
" 'II cerchio esteriore ' propriamente detto è il cerchio dell'umanità meccanica alla quale noi apparteniamo, la sola che noi conosciamo.
Questo cerchio si riconosce subito dal fatto che, fra le persone che vi fanno parte non vi è e non può esserci una comune comprensione.
Ognuno comprende a modo suo e tutti in modo diverso. Questo cerchio è chiamato qualche volta il cerchio della 'confusione delle lingue', cioè il cerchio in cui ognuno parla la sua lingua, in cui nessuno comprende gli altri né si preoccupa di essere compreso. È dunque il cerchio ove la comprensione reciproca è impossibile, salvo rarissimi istanti del tutto eccezionali e ancora su argomenti poco significativi e condizionati dai limiti della qualità dell'essere. Se le persone appartenenti a questo cerchio diventano coscienti di questa mancanza generale di comprensione e sorge in loro un desiderio di comprensione e di essere compresi, ciò significa che tendono inconsciamente verso il cerchio interiore, perché una comprensione reciproca comincia soltanto nel cerchio exoterico e soltanto là è possibile. Ma la coscienza della mancanza di comprensione giunge per vie diversissime.
"Così la possibilità della gente di comprendersi dipende dalla possibilità di entrare nel cerchio exoterico, dove la comprensione comincia".



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Re: La scala e la via

Messaggiodi ryu no kokyu il 10/02/2010, 14:24

gigi ha scritto:
ryu no kokyu ha scritto:occorre discriminare tra l'aspetto etico , intendendo etica come interpretazione razionale-umana-empirica e ciò che insoge perchè si "è sulla via" o si "è la legge".

:roll: Nella danza dei veli,l'aspetto etico..
sembra che bussi sempre alle porte di quei sepolcri imbiancati.



Tre gabbiani.
bello seguirne il volo.
un Quadrato senza lati.
senza nome (nama)
senza forma(Rupa)
sembrano tre Dei:
Pienezza, Coscienza,Essere.

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Re: La scala e la via

Messaggiodi gigi il 10/02/2010, 14:42

ryu no kokyu ha scritto:
Tre gabbiani.
bello seguirne il volo.
un Quadrato senza lati.
senza nome (nama)
senza forma(Rupa)
sembrano tre Dei:
Pienezza, Coscienza,Essere.

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Guardi il volo,vedi il cielo.
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Re: La scala e la via

Messaggiodi Surya il 10/02/2010, 16:25

gigi ha scritto:
ryu no kokyu ha scritto:
Tre gabbiani.
bello seguirne il volo.
un Quadrato senza lati.
senza nome (nama)
senza forma(Rupa)
sembrano tre Dei:
Pienezza, Coscienza,Essere.

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Guardi il volo,vedi il cielo.



Il cielo e' simbolo del Vuoto
cio' che in esso si muove e' simbolo dell'Energia.
Vuoto ed energia sono simboli...
"La morte (thànatos) è di due tipi. La prima, più conosciuta, avviene quando il corpo si separa dall'anima. La seconda, propria dei filosofi (philosòphon), quando l'anima si separa dal corpo. La seconda non accade dopo la prima"
(Porfirio)
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Re: La scala e la via

Messaggiodi sky il 10/02/2010, 17:48

Surya ha scritto:
gigi ha scritto:
ryu no kokyu ha scritto:
Tre gabbiani.
bello seguirne il volo.
un Quadrato senza lati.
senza nome (nama)
senza forma(Rupa)
sembrano tre Dei:
Pienezza, Coscienza,Essere.

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Guardi il volo,vedi il cielo.



Il cielo e' simbolo del Vuoto
cio' che in esso si muove e' simbolo dell'Energia.
Vuoto ed energia sono simboli...

seguire il volo è perdere i ricordi.
Volare e basta, di qua e di là, nel cielo.
Planando.
Solo un lieve sibilo accompagna il volo.
sky
Anassimene
 
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Iscritto il: 17/06/2008, 13:18

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