La scala e la via

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La scala e la via

Messaggiodi sandhya il 23/01/2010, 15:26

da, P.D. Ouspensky, Frammenti di un insegnamento sconosciuto - Capitolo X, pp.220-226

In una riunione a cui erano presenti molte persone che non avevano mai partecipato ai nostri gruppi, qualcuno domandò: "Di dove comincia la via?". Chi faceva questa domanda non aveva udito ciò che G. aveva detto sulle quattro vie ed usava la parola 'via’ nel senso corrente religioso o mistico.
"La prima difficoltà per comprendere l'idea della via, disse G., consiste nel fatto che la gente comunemente pensa che la via (egli accentuò questa parola), cominci allo stesso livello in cui si svolge la vita. Questo non è affatto vero. La via comincia ad un altro livello, molto più alto.
Questo è appunto ciò che la gente non capisce. Si pensa che l’inizio della via, sia più facilmente accessibile di quanto non sia in realtà.
Cercherò di spiegarvelo.
"L'uomo vive nella vita sottomesso alla legge dell'accidente e sotto due tipi di influenze che dipendono ancora dall'accidente.
"Le influenze della prima specie sono create nella vita stessa o dalla vita stessa. Sono le influenze della razza, della famiglia, dell'educazione, della società, della professione, delle maniere, dei costumi, dell'agiatezza, della povertà, delle idee correnti e così via. Le influenze della seconda specie sono create invece al di fuori di questa vita, sono le
influenze che ci giungono dal centro interiore o esoterico dell'umanità; in altre parole, esse sono state create sotto altre leggi, benché su questa terra. Queste influenze differiscono dalle prime, soprattutto in quanto esse sono coscienti alla loro origine. Ciò significa che esse sono state create coscientemente da uomini coscienti, per scopi determinati. Le influenze di questa specie prendono abitualmente corpo sotto forma di dottrine o di insegnamenti religiosi, di sistemi filosofici, di opere d'arte e così via.
"Queste influenze sono lanciate nella vita per uno scopo definito, ed esse si mescolano alle influenze della prima specie. Ma occorre ricordare che queste influenze sono coscienti soltanto alla loro origine. Allorché esse arrivano nel vortice generale della vita, cadono sotto la legge comune dell'accidente e cominciano ad agire meccanicamente; in altri termini, esse possono agire o non agire su un dato uomo; esse possono raggiungerlo o non raggiungerlo. Subendo nella vita, a causa della trasmissione e della interpretazione, ogni sorta di cambiamenti e di alterazioni,
le influenze della seconda specie si riducono a influenze della prima specie, vale a dire si confondono in un certo senso con esse.
"Se ci pensiamo, vedremo che non è difficile distinguere le influenze create nella vita dalle influenze la cui sorgente si trova al di fuori della vita. Numerarle, fare un catalogo delle une e delle altre non è possibile.
Occorre comprendere; e tutto dipenderà dalla nostra comprensione.
Ci domandiamo dove comincia la via. L'inizio della via dipende precisamente da questa comprensione o dalla capacità di distinguere le due specie d'influenze. La loro ripartizione, naturalmente, è ineguale. Un certo uomo è meglio accordato alle influenze la cui sorgente è al di fuori della vita, ed egli ne riceve maggiormente; un altro ne riceve meno, un terzo ne è pressoché isolato. Questo è inevitabile. Si tratta già del destino. Parlando in generale e considerando l'uomo normale che vive in condizioni normali, essendo queste condizioni più o meno le stesse per tutti, si può dire che le difficoltà sono uguali per tutti.
La difficoltà consiste nel separare i due tipi di influenze. Se un uomo, quando le riceve, non le separa, non vede e non sente la loro differenza, anche l'azione che esse esercitano su di lui non sarà separata, cioè, esse agiranno nello stesso modo, sullo stesso livello, e produrranno gli stessi risultati. Ma se l'uomo, nel momento in cui riceve
queste influenze, comincia ad operare una discriminazione e a tenere a parte quelle che non sono create dalla vita stessa, allora, gli diviene gradatamente più facile separarle e, dopo un certo tempo, non può più confonderle con le influenze ordinarie della vita.
"I risultati delle influenze la cui sorgente si trova al di fuori della vita, si raccolgono dentro di lui, egli li ricorda tutti assieme, li sente tutti assieme. Questi risultati cominciano a formare in lui un certo insieme; egli non si rende conto chiaramente di che cosi si tratta, non scorge né il perché né il come, o se cerca di dare una spiegazione a
sé stesso, la sua spiegazione è sbagliata. Tuttavia l'essenziale non è qui, ma nel fatto che, accumulandosi, i risultati di queste influenze formano in lui progressivamente, un centro magnetico, che attira tutte le influenze
apparentate e, in tal modo, cresce. Se il centro magnetico dell'uomo riceve un nutrimento sufficiente e se gli altri lati della sua personalità, che risultano dalle influenze create dalla vita, non offrono una forte resistenza, il centro magnetico comincia allora ad influire sul suo orientamento, obbligandolo ad un capovolgimento e anche a muoversi
in una certa direzione. Quando il suo centro magnetico ha acquistato una forza e uno sviluppo sufficienti, un uomo comprende già l'idea della via e comincia a cercare. La ricerca della via può durare parecchi anni e non condurre a niente. Ciò dipende dalle condizioni, dalle circostanze, dal potere del centro magnetico, dal potere e dalla
direzione delle tendenze interiori che non sono affatto interessate a questa ricerca, e che possono distogliere l'uomo dal suo scopo nel preciso momento in cui appare la possibilità di trovare la via.
"Se il centro magnetico lavora come si deve e se un uomo cerca realmente, oppure anche se, al di fuori di ogni ricerca attiva, egli sente in modo giusto, può incontrare un altro uomo che conosca la via e sia legato, direttamente o attraverso un'altra persona, ad un centro la cui esistenza sfugge alla legge dell'accidente e dal quale provengono le idee che hanno formato il centro magnetico.
"Qui ancora, vi sono molteplici possibilità; ma ne parleremo più tardi. Per il momento, immaginiamo che quest'uomo abbia incontrato qualcuno che conosce realmente la via e sia disposto ad aiutarlo. L'influenza
di quest'uomo lo raggiunge attraverso il proprio centro magnetico.
Da quel momento, in quella parte, l'uomo è liberato dalla legge dell'accidente. Bisogna capire questo: l'influenza dell'uomo che conosce la via su colui che non la conosce, è una qualità speciale d'influenza, differente dalle altre due, innanzi tutto per il fatto che essa è un'influenza diretta e in secondo luogo, un'influenza cosciente. Le influenze
della seconda qualità, che creano il centro magnetico, sono coscienti alla loro origine, ma in seguito vengono gettate nel turbine generale della vita, ove sono mescolate alle influenze create dalla vita stessa, e cadono a loro volta sotto la legge dell'accidente. Le influenze della terza specie le sfuggono interamente, esse stesse sono fuori dalla legge dell'accidente, e così la loro azione ne è libera. Le influenze della seconda specie possono pervenirci attraverso i libri, i sistemi filosofici, i rituali. Le influenze della terza specie non possono agire che direttamente
da una persona all'altra per mezzo della trasmissione orale.
"Il momento in cui un uomo che cerca la via, incontra un uomo che la conosce è chiamato la prima soglia o il primo gradino. A partire da questa prima soglia, comincia la scala. Tra la 'vita' e la ‘Via', vi è la ‘scala'. Ed è soltanto per mezzo della 'scala' che l'uomo può incamminarsi sulla ‘Via'. Inoltre, l'uomo sale questa scala con l'aiuto della
sua guida; egli non può salirla da solo. La via comincia soltanto alla sommità della scala, cioè dopo l’ultimo gradino o l’ultima soglia, ad un livello molto al di sopra della vita ordinaria.
"Di conseguenza è impossibile rispondere alla domanda: dove comincia la via? La via comincia con qualche cosa che non è affatto nella vita, come sarebbe dunque possibile precisare la sua origine? È detto talvolta che nell'ascensione della scala l'uomo non è sicuro di niente, che può dubitare di tutto, delle proprie forze, della giustezza di ciò
che fa, della sua guida, del sapere e dei poteri di quest'ultima. Ciò che egli raggiunge è molto instabile; anche se è arrivato molto in alto sulla scala, può cadere e gli occorrerà ricominciare tutto. Ma quando l'ultima soglia è stata oltrepassata ed egli si è incamminato sulla via, tutto cambia. Per prima cosa tutti i dubbi che poteva avere sulla sua guida spariscono e allo stesso tempo la sua guida diviene per lui molto meno necessaria di prima. Sotto molti aspetti, adesso egli può anche essere indipendente, perché sa dove va. Inoltre, non può più perdere facilmente
i risultati del suo lavoro e non può più ricadere al livello della vita ordinaria. Anche se si scosta dalla via, gli sarà impossibile ritornare al punto di partenza.
"Questo è all'incirca tutto quanto può essere detto della 'scala' e della ‘Via' in generale, ma vi sono differenti vie; ne abbiamo già parlato. Sulla quarta via per esempio, vi sono delle condizioni speciali che non vi sono sulle altre. Così nell'ascensione della scala sulla quarta via, una delle condizioni è che un uomo non può salire al gradino
successivo se prima non ha messo qualcuno sul proprio gradino. Costui a sua volta, deve mettere un terzo al suo posto, se vuole elevarsi anche lui di un gradino. Dunque, più un uomo sale, più si trova a dipendere da coloro che lo seguono. Se essi si arrestano anche lui si arresta.
Anche nella vita si incontrano situazioni simili. Può darsi ad esempio, che un uomo raggiunga dei poteri speciali e che debba in seguito sacrificarli per elevare altre persone al suo livello. Se le persone con le quali egli lavora raggiungono il suo livello, egli si vedrà restituito tutto ciò che ha sacrificato. Ma se non lo raggiungeranno, egli può
perdere tutto.
"Riguardo alla situazione del maestro in rapporto al centro esoterico vi sono pure diverse possibilità; infatti egli può sapere di più o di meno su questo centro, può sapere esattamente dove è il centro esoterico e come poterne ricevere un aiuto; oppure può ignorarlo e conoscere soltanto l'uomo da cui trae egli stesso il suo sapere. Nella maggior parte di casi, all'inizio, il discepolo non conosce che il gradino che gli è immediatamente superiore. E soltanto in proporzione al suo stesso sviluppo egli potrà cominciare a vedere più lontano e a riconoscere
da dove viene ciò che egli sa.
"I risultati del lavoro di un uomo che abbia assunto la parte di maestro, non dipendono dal fatto che egli sappia o non sappia esattamente l'origine di ciò che insegna, ma dipenderanno soprattutto da questo: se le sue idee vengono realmente oppure non vengono dal centro esoterico, e se lui stesso comprende le idee esoteriche, ossia è
capace di distinguere le idee della conoscenza obbiettiva dalle idee soggettive, scientifiche e filosofiche.
"Finora ho parlato del vero centro magnetico, della vera guida e della vera via. Ma può darsi che il centro magnetico sia stato formato male, che sia diviso in sé stesso, ossia possa includere delle contraddizioni.
Inoltre, influenze della prima specie create dalla vita vi sono potute entrare sotto l'apparenza di influenze della seconda specie, oppure tracce di influenze della seconda specie hanno potuto essere snaturate al punto da essere diventate esattamente il contrario di ciò che erano. Un centro magnetico mal formato non può dare un vero
orientamento. Un uomo che ha un centro magnetico siffatto può essere anche lui alla ricerca della via e può incontrare un altro uomo che si proclamerà maestro, che pretenderà di conoscere la via e di essere in
relazione con un centro al di fuori delle leggi dell'accidente. Ma è possibile che questo uomo non conosca realmente la via e non sia in relazione con tale centro. Anche qui le possibilità sono molte:

1. Può ingannarsi in buona fede ed immaginare di conoscere qualcosa,
mentre in realtà non conosce niente.
2. Può dare fiducia ad un altro uomo, il quale a sua volta può
ingannarsi.
3. Può ingannare intenzionalmente.

"Di conseguenza, se chi cerca la via crede a un tale uomo, costui può condurlo in una direzione completamente differente da quella che gli era stata promessa; può essere condotto molto lontano dalla buona via e portato a risultati completamente opposti a quelli che avrebbe potuto raggiungere.
Per fortuna, questo capita molto raramente; le cattive strade sono molte, ma nella maggioranza dei casi non conducono da nessuna parte.
L'uomo gira semplicemente in cerchio, allo stesso posto, pur pensando di seguire la via".
"Come si potrebbe riconoscere una via falsa?", chiese qualcuno.
"Come la si può riconoscere?", disse G. È impossibile riconoscere una via falsa se non si conosce quella vera. Questo significa che è inutile tormentarsi su come riconoscere una via falsa. Si deve pensare a come si può trovare la vera; ed è di questo che parliamo sempre.
Non lo si può riassumere in due parole. Ma, partendo da quel che vi ho detto, se vi ricorderete di tutto, potete trarne molte conclusioni utili.
Per esempio potete vedere come il 'maestro' corrisponda sempre al livello dell' 'allievo'. Se il livello dell'allievo è elevato, anche quello del maestro può esserlo. Ma un allievo il cui livello non è particolarmente elevato non può contare su un maestro di un livello molto alto. Infatti, un allievo non può mai vedere il livello del suo maestro.
Questa è una legge. Nessuno può vedere più in alto del proprio livello.
Ma la maggior parte della gente ignora questa legge e, generalmente, più il suo livello è basso più reclama un maestro di un livello superiore.
Comprendere bene questo, è già comprendere molto.
Ma il caso è molto raro. In generale un discepolo che non vale un soldo non vuole altro maestro che Gesù Cristo. Un maestro meno grande è indegno di lui. E non gli verrà mai in mente che, anche se gli accadesse d'incontrare
un maestro come colui che ci è descritto dai Vangeli, non sarebbe in grado di seguirlo; perché per essere discepolo di Gesù Cristo dovrebbe avere il livello di un apostolo. Questa è una legge precisa.
Più il maestro è grande, più è difficile seguirlo. E se la differenza fra il livello del maestro e dell'allievo oltrepassa un certo limite, allora l'allievo trova sulla via delle difficoltà insormontabili. Una delle regole fondamentali della quarta via, si trova direttamente in rapporto con questa legge.
Sulla quarta via, non vi è un solo maestro. Chiunque è più anziano è il maestro. E quanto il maestro è ndispensabile all'allievo, tanto l'allievo è indispensabile al maestro. L'allievo non può progredire senza il maestro e il maestro non può progredire senza allievo, o allievi. Questa non è una considerazione generale, ma una regola indispensabile e concreta, sulla quale si basa la legge di ogni ascesa umana. Come è stato detto prima, nessuno può salire ad un gradino superiore della scala senza prima aver messo qualcuno al proprio posto. Ciò che un uomo ha ricevuto lo deve immediatamente ridare; soltanto allora potrà ricevere di più. Altrimenti gli sarà tolto anche quello che gli era
stato dato".





In questo brano di Frammenti sono esposti alcuni dei concetti fondamentali per la comprensione dell'insegnamento di Gurdjieff.
E' opportuno che mi soffermi a riflettere sul fatto che proprio quando si pensa di essere già sulla via, si sono invece saliti solo i primi gradini della scala.

Aum kring kalikaye namah
Che cosa io veramente sono non so con chiarezza:
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Re: La scala e la via

Messaggiodi laura il 27/01/2010, 10:59

Ti ringrazio sandhya per questo brano che hai postato.
Potresti aggiungere qualcosa sulle tre vie cui si accenna qui, o altro sulla quarta?
grazie
laura


"Questo è all'incirca tutto quanto può essere detto della 'scala' e della ‘Via' in generale, ma vi sono differenti vie; ne abbiamo già parlato. Sulla quarta via per esempio, vi sono delle condizioni speciali che non vi sono sulle altre. Così nell'ascensione della scala sulla quarta via, una delle condizioni è che un uomo non può salire al gradino
successivo se prima non ha messo qualcuno sul proprio gradino. Costui a sua volta, deve mettere un terzo al suo posto, se vuole elevarsi anche lui di un gradino. Dunque, più un uomo sale, più si trova a dipendere da coloro che lo seguono. Se essi si arrestano anche lui si arresta.
...

Sulla quarta via, non vi è un solo maestro. Chiunque è più anziano è il maestro. E quanto il maestro è ndispensabile all'allievo, tanto l'allievo è indispensabile al maestro. L'allievo non può progredire senza il maestro e il maestro non può progredire senza allievo, o allievi. Questa non è una considerazione generale, ma una regola indispensabile e concreta, sulla quale si basa la legge di ogni ascesa umana. Come è stato detto prima, nessuno può salire ad un gradino superiore della scala senza prima aver messo qualcuno al proprio posto. Ciò che un uomo ha ricevuto lo deve immediatamente ridare; soltanto allora potrà ricevere di più. Altrimenti gli sarà tolto anche quello che gli era
stato dato".

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I quattro corpi dell'uomo

Messaggiodi sandhya il 27/01/2010, 16:29

da Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky, pag. 48-53

"Secondo un insegnamento antico, del quale sussistono tracce in molti sistemi di ieri e di oggi, l'uomo che abbia raggiunto il completo sviluppo possibile, un uomo nel pieno senso della parola è composto di quattro corpi. Questi quattro corpi sono costituiti da sostanze che diventano sempre più sottili, si compenetrano e formano quattro organismi indipendenti aventi tra loro una relazione ben definita, ma capaci di azione indipendente.
"Ciò che permette l'esistenza di quattro corpi è il fatto che l'organismo umano, ossia il corpo fisico, ha una organizzazione così complessa che in certe condizioni può svilupparsi in esso un organismo nuovo e
indipendente che offra all'attività della coscienza uno strumento molto più adeguato e più sensibile del corpo fisico. La coscienza manifestata in questo nuovo corpo è in grado di governarlo, ed ha pieno potere e pieno controllo sul corpo fisico. In questo secondo corpo, in certe condizioni, un terzo corpo può formarsi, avente anch'esso le proprie caratteristiche.
La coscienza manifestata in questo terzo corpo ha pieno potere e pieno controllo sui primi due; e il terzo corpo può acquistare conoscenze inaccessibili sia al secondo che al primo. Nel terzo corpo, in certe condizioni ne può crescere un quarto che differisce dal terzo quanto il terzo dal secondo ed il secondo dal primo. La coscienza manifestata nel quarto corpo ha pieno controllo sui primi tre corpi e su di sé.
"Questi quattro corpi sono definiti in modi diversi dai vari insegnamenti".
"II primo è il corpo fisico, nella terminologia cristiana, il corpo 'carnale', il secondo, sempre secondo la terminologia cristiana è il corpo 'naturale', il terzo è il corpo 'spirituale', e il quarto, nella terminologia del Cristianesimo Esoterico, è il 'corpo divino'.
"Secondo la terminologia teosofica, il primo è il corpo fisico, il secondo è il 'corpo astrale', il terzo è il 'corpo mentale' e il quarto il 'corpo causale'.
Nel linguaggio figurato di certi insegnamenti orientali, il primo è la carrozza (corpo), il secondo è il cavallo (sentimenti, desideri), il terzo è il cocchiere (pensiero), e il quarto è il Padrone (Io, coscienza, volontà).
"Paralleli e raffronti di questo genere si possono trovare nella maggior parte dei sistemi che riconoscono nell'uomo qualche cosa di più che il corpo fisico. Ma quasi tutti questi sistemi, mentre ripetono, in forma più o meno familiare, le definizioni e le divisioni dell'insegnamento antico, hanno dimenticato o omesso il tratto più importante, ossia che l'uomo non nasce con i corpi sottili e che questi richiedono una cultura artificiale, possibile solo in determinate condizioni, esteriori e interiori, favorevoli.

"II 'corpo astrale' non è un complemento indispensabile per l'uomo.
È un gran lusso, che non è alla portata di tutti. L'uomo può vivere benissimo senza corpo astrale. Il suo corpo fisico possiede tutte le funzioni necessarie alla vita. Un uomo senza 'corpo astrale' può anche dare l'impressione di essere un uomo molto intelligente, persino molto spirituale, e ingannare così non soltanto gli altri, ma sé stesso.
"Naturalmente, questo è ancora più vero per il 'corpo mentale' e il quarto corpo. L'uomo ordinario non possiede questi corpi, né le funzioni corrispondenti. Ma egli crede spesso di possederle, e riesce a farlo credere agli altri. Le ragioni di questo errore sono, in primo luogo, il fatto che il corpo fisico lavora con le stesse sostanze di cui sono
costituiti i corpi superiori, ma queste sostanze non si cristallizzano in lui, esse non gli appartengono; in secondo luogo, il fatto che tutte le funzioni del corpo fisico sono analoghe a quelle dei corpi superiori, pur essendo naturalmente molto diverse. La differenza capitale tra le funzioni di un uomo che non possiede che il corpo fisico, e le funzioni dei quattro corpi è che, nel primo caso, le funzioni del corpo fisico governano tutte le altre; in altre parole, tutto è governato dal corpo che è, a sua volta, governato dalle influenze esteriori. Nel secondo caso,
la direzione o il controllo emana dal corpo superiore.
"Le funzioni del corpo fisico possono essere considerate parallelamente alle funzioni dei quattro corpi".
"Nel primo caso, disse G., ossia nel caso delle funzioni di un uomo avente soltanto il corpo fisico, l'automa dipende dalle influenze esteriori, e le tre altre funzioni dipendono dal corpo fisico e dalle influenze esteriori che esso riceve. Desideri o avversioni — 'desidero', 'non desidero', 'mi piace', 'non mi piace' — ossia le funzioni che occupano
il posto del secondo corpo, dipendono dagli choc e dalle influenze accidentali. Il pensare, che corrisponde alle funzioni del terzo corpo, è un processo interamente automatico. La 'volontà' manca nell'uomo meccanico: egli ha soltanto desideri; la maggiore o minore permanenza dei suoi desideri e appetiti, è chiamata una forte o debole volontà.
"Nel secondo caso, ossia nel caso di un uomo in possesso dei quattro corpi, l'automatismo del corpo fisico dipende dall'influenza degli altri corpi. In luogo dell'attività discorde e spesso contraddittoria dei differenti desideri, vi è un unico Io, intero, indivisibile e permanente, vi è una individualità che domina il corpo fisico e i suoi desideri, e può
superare le sue ripugnanze e le sue resistenze. Invece di un processo meccanico di pensiero, vi è la coscienza. E vi è la volontà, vale a dire un potere non più composto semplicemente da desideri svariati, il più delle volte contraddittori, appartenenti ai differenti 'io', ma derivante dalla coscienza e governato dall'individualità o da un 'Io' unico e permanente.
Soltanto questa volontà può essere chiamata 'libera', perché essa è indipendente dall'accidente e non può più essere alterata, né diretta dall'esterno.
"Un insegnamento orientale descrive le funzioni dei quattro corpi, la loro crescita graduale e le condizioni di questa crescita, nel modo seguente:
"Immaginiamo un vaso o un alambicco riempito di diverse polveri metalliche. Tra queste polveri, che sono in contatto le une con le altre, non esiste alcuna relazione definita. Ogni cambiamento accidentale della posizione dell'alambicco modifica la posizione relativa delle polveri. Se si scuote l'alambicco o gli si da un colpo con un dito, allora la polvere che si trovava in alto può apparire in fondo, a metà, o viceversa. Non vi è nulla di permanente nella situazione rispettiva di queste polveri e in tali condizioni, non può esservi nulla di permanente. È una immagine esatta della nostra vita psichica. Ad ogni momento, nuove influenze possono modificare la posizione della polvere che si trova in alto e farne venire al suo posto un'altra, di natura assolutamente opposta.
Questo stato relativo delle polveri viene chiamato dalla scienza stato di mescolanza meccanica. La caratteristica fondamentale delle relazioni reciproche delle polveri in questo stato di mescolanza è la loro variabilità
e la loro instabilità.
"È impossibile rendere stabili le relazioni reciproche delle polveri che si trovano in uno stato di mescolanza meccanica. Ma esse possono essere fuse; la loro natura metallica rende possibile l'operazione. A tal
fine, può essere acceso sotto l'alambicco un fuoco speciale, che, scaldando e mescolando le polveri, alla fine le farà fondere insieme. Così fuse, le polveri si trovano allo stato di composto chimico. Da questo momento, non possono più essere separate tanto facilmente come nel loro stato di mescolanza meccanica, quando bastava una piccola scossa per farle cambiare di posto. Il contenuto dell'alambicco ora è diventato indivisibile, 'individuale'. È un'immagine della formazione del secondo corpo. Il fuoco, grazie a cui la fusione è avvenuta, è il prodotto di
una 'frizione' che a sua volta è il prodotto della lotta tra il 'sì' e il 'no' nell'uomo. Se un uomo non resiste mai ad alcuno dei suoi desideri, o è loro condiscendente, se li lusinga, se arriva persino ad incoraggiarli, allora non vi sarà mai un conflitto interiore in lui, non 'frizione', non fuoco. Ma se per raggiungere uno scopo definito egli lotta con i desideri che lo ostacolano, giungerà allora a creare un fuoco che trasformerà gradualmente il suo mondo interiore in un Tutto.
"Torniamo al nostro esempio. Il composto chimico ottenuto per fusione possiede certe qualità, un certo peso specifico, una certa conduttibilità elettrica, e così via. Queste qualità costituiscono le caratteristiche
della sostanza in questione. Ma se la si lavora in una certa maniera, il numero delle sue caratteristiche può essere accresciuto, ossia possono essere date alla lega nuove proprietà che non le appartenevano prima. Sarà possibile magnetizzarla, renderla radioattiva, ecc.
"Il processo mediante il quale sono comunicate alla lega nuove proprietà corrisponde al processo che conduce alla formazione del terzo corpo e all'acquisizione di una nuova conoscenza e di nuovi poteri con l'aiuto di questo terzo corpo.
"Quando il terzo corpo è stato formato ed ha acquistato tutte le proprietà, poteri e conoscenze che gli sono accessibili, rimane ancora il problema di fissarle. Tutte queste nuove proprietà che gli sono state
comunicate da influenze di una certa specie, possono in effetti essergli tolte, sia da quelle stesse influenze che da altre. Ma, per mezzo di un lavoro speciale che i tre corpi devono fare insieme, i caratteri acquisiti
possono essere resi proprietà permanente e inalterabile del terzo corpo.
"Il processo di fissazione di queste proprietà acquisite, corrisponde al processo di formazione del quarto corpo.
"In verità, soltanto l'uomo che possieda i quattro corpi completamente sviluppati può essere chiamato Uomo nel pieno senso della parola.
Così, l'uomo compiuto possiede numerose proprietà che l'uomo ordinario non possiede. Una di queste proprietà è l’immortalità. Tutte le religioni e tutti gli insegnamenti antichi contengono l'idea che con l'acquisizione del quarto corpo l'uomo acquista l'immortalità; e tutte indicano delle vie per acquisire il quarto corpo, ossia l'immortalità.
"In relazione a ciò, alcuni insegnamenti paragonano l'uomo ad una casa di quattro stanze. L'uomo vive in una sola, la più piccola e la più povera di tutte, senza supporre minimamente, fino a che non glielo si dice, l'esistenza delle altre, che sono piene di tesori. Quando egli ne sente parlare, incomincia a cercare le chiavi di queste stanze, e specialmente della quarta, la più importante. E quando un uomo ha trovato il mezzo di penetrarvi, diventa realmente il padrone della sua casa, perché è soltanto allora che la casa gli appartiene completamente e
per sempre.
"La quarta stanza da all'uomo l'immortalità e tutti gli insegnamenti religiosi si sforzano di indicargli il cammino verso di essa. Vi è un grandissimo numero di strade, più o meno lunghe, più o meno dure,
ma tutte, senza eccezione, conducono o cercano di condurre in una stessa direzione, che è quella dell'immortalità".


La lettura di Frammenti, per me, dovrebbe essere ripetuta possibilmente a distanza di tempo e senza preconcetti di sorta.
Può accadere, rileggendo, di verificare l'esistenza di altre chiavi o livelli di comprensione.
Inoltre, la teoria dei quattro corpi, è propedeutica a quella delle tre vie e della quarta.
Che cosa io veramente sono non so con chiarezza:
misterioso, io vago prigioniero, incatenato nella mia mente.
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Re: La scala e la via

Messaggiodi sandhya il 28/01/2010, 22:48

da Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P. Ouspensky, pag.51-56

Alla seguente riunione G. riprese:
"Dicevo l'ultima volta che l’immortalità non è una proprietà con la quale l'uomo nasce, ma una proprietà che può essere acquisita. Tutte le vie che conducono all'immortalità, quelle che sono generalmente conosciute e le altre, possono essere ripartite in tre categorie:
1. La via del fachiro.
2. La via del monaco.
3. La via dello yogi.
"La via del fachiro è quella della lotta con il corpo fisico, è la via del lavoro sulla prima stanza ed è lunga, difficile e incerta. Il fachiro si sforza di sviluppare la volontà fisica, il potere sul corpo. Egli vi riesce attraverso terribili sofferenze, torturando il corpo. Tutta la via del fachiro è fatta di esercizi fisici incredibilmente penosi. Egli sta in
piedi, nella medesima posizione, senza un movimento, per ore, giorni, mesi o anni; oppure siede con le braccia tese, su un nudo sasso, al sole, alla pioggia, alla neve; oppure si infligge il supplizio del fuoco o quello
del formicaio in cui egli tiene le gambe nude, e così via. Se non cade ammalato o non muore, si sviluppa in lui ciò che può essere chiamato volontà fisica ed egli raggiunge allora la quarta camera, vale a dire la possibilità di formare il quarto corpo. Ma le altre sue funzioni, emozionali e intellettuali, rimangono non sviluppate. Egli ha conquistato la volontà, ma non possiede niente cui applicarla, non può farne uso per acquistare la conoscenza o perfezionare se stesso. In generale, è troppo vecchio per cominciare un lavoro nuovo.
"Ma dove vi sono scuole di fachiri, si trovano pure scuole di yogi.
Generalmente gli yogi non perdono di vista i fachiri. E allorché un fachiro raggiunge ciò a cui aspirava, prima di essere troppo vecchio, essi lo prendono in una delle loro scuole, dove per prima cosa lo curano e ricreano in lui il potere di movimento, dopo di che incominciano ad istruirlo. Un fachiro deve imparare di nuovo a parlare e a
camminare come un bimbo piccolo. Ma egli possiede ora una volontà che ha superato difficoltà incredibili e che potrà aiutarlo a superare le difficoltà che l'attendono ancora nella seconda parte del suo cammino, allorché
si tratterà di sviluppare le sue funzioni intellettuali ed emozionali.
"Non potete immaginarvi le prove alle quali si sottomettono i fachiri. Non so se voi abbiate mai visto veri fachiri. Io, ne ho incontrati molti; mi ricordo di uno di essi che viveva nel cortile interno di un tempio indiano; ho perfino dormito al suo fianco. Giorno e notte, per vent'anni, egli si era tenuto sulla punta delle dita dei piedi e delle mani. Non era più capace di raddrizzarsi né di spostarsi. I suoi discepoli lo portavano a braccia, lo conducevano al fiume dove lo lavavano come un oggetto.
Ma un tale risultato non si ottiene in un giorno. Pensate a tutto ciò che aveva dovuto superare, alle torture che aveva dovuto subire per raggiungere quel grado.
"E un uomo non diventa fachiro per sentimento religioso, o perché egli comprenda le possibilità e i risultati di questa via. In tutti i paesi d'Oriente dove esistono fachiri, il popolino ha l'usanza di votare ai fachiri un ragazzo nato dopo qualche avvenimento felice. Accade anche che i fachiri adottino degli orfani o acquistino i figli di povera gente.
Questi bambini diventano loro allievi e li imitano di buon grado, o vi sono costretti; alcuni lo fanno solo esteriormente, ma altri col tempo diventano realmente fachiri.
"Si aggiunga che altri seguono questa via semplicemente per essere stati colpiti dallo spettacolo di qualche fachiro. Accanto a tutti i fachiri che si possono vedere nei templi, si trovano persone che li imitano, sedute o in piedi, nella stessa posizione. Costoro non lo fanno a lungo, certamente, ma a volte per parecchie ore. E accade anche che un uomo, entrato per caso in un tempio in un giorno di festa, dopo aver cominciato ad imitare qualche fachiro che l'aveva particolarmente impressionato, non ritorni a casa mai più, ma si aggiunga alla folla dei suoi discepoli; più tardi, col passare del tempo diventerà anche lui un fachiro.
Capirete che io in questi casi non do più alla parola 'fachiro' il suo senso proprio. In Persia, la parola fachiro indica semplicemente un mendicante; in India, i giocolieri, i saltimbanchi sono soliti chiamare se stessi fachiri. Gli europei, soprattutto gli europei istruiti, danno molto spesso il nome di fachiro agli yogi come pure a monaci erranti
di diversi ordini.
"Ma in realtà la via del fachiro, la via del monaco e la via dello yogi sono completamente differenti. Non ho parlato finora che dei fachiri.
Questa è la prima via.

"La seconda è quella del monaco. È la via della fede, del sentimento religioso e del sacrificio. Un uomo che non abbia fortissime emozioni religiose e una immaginazione religiosa molto intensa non può diventare un 'monaco' nel vero senso della parola. Pure la via del monaco è molto dura e molto lunga. Il monaco passa degli anni, decine di anni, a lottare contro se stesso, ma tutto il suo lavoro è concentrato sulla 'seconda
stanza', sul secondo corpo, ossia sui sentimenti. Sottomettendo tutte le altre emozioni a una sola emozione, la fede, egli sviluppa in se stesso l’unità, la volontà sulle emozioni, e per questa via egli raggiunge la quarta stanza. Ma il suo corpo fisico e le sue capacità intellettuali possono restare non sviluppate. Per essere in grado di servirsi di ciò che egli avrà raggiunto, dovrà coltivarsi fisicamente e intellettualmente.
Questo non potrà essere condotto a buon fine se non mediante nuovi sacrifici, nuove austerità, nuove rinunce. Un monaco deve ancora diventare uno yogi e un fachiro. Rarissimi sono coloro che arrivano così lontano; più rari sono ancora coloro che superano tutte le difficoltà.
La maggior parte muoiono prima o non diventano 'monaci' che in apparenza.

"La terza via è quella dello yogi. È la via della conoscenza, la via dell'intelletto. Lo yogi lavora sulla 'terza stanza' per arrivare a penetrare nella quarta con i suoi sforzi intellettuali. Lo yogi riesce a raggiungere la 'quarta stanza' sviluppando il suo intelletto, ma il suo corpo e le sue emozioni restano da sviluppare e, come il fachiro ed il monaco,
egli è incapace di trarre profitto da ciò che ha realizzato. Egli sa tutto, ma non può fare nulla. Per diventare capace di fare deve conquistare il dominio sul suo corpo e sulle sue emozioni, ossia sulla prima e sulla seconda stanza. Per riuscirvi, deve rimettersi al lavoro ed egli non otterrà alcun risultato se non con degli sforzi prolungati. Però in questo caso ha il vantaggio di comprendere la sua posizione, di conoscere ciò che gli manca, ciò che deve fare e la direzione da seguire. Ma, come sulla via del fachiro e del monaco, rarissimi sono coloro che acquistano
una tale conoscenza sulla via dello yogi, ossia raggiungono il livello in cui un uomo può sapere dove va. La maggior parte si arrestano ad un certo grado e non vanno oltre.

"Le vie si differenziano l'una dall'altra anche nella loro relazione con il maestro o guida spirituale.
"Sulla via del fachiro un uomo non ha maestro nel vero senso di questa parola. Il maestro in questo caso non insegna, serve semplicemente da esempio. Il lavoro dell'allievo consiste nell'imitare il maestro.
"L'uomo che segue la via del monaco ha un maestro, e una parte dei suoi doveri, una parte del suo compito, è di avere nel suo maestro una fede assoluta, egli deve sottomettersi assolutamente a lui, in obbedienza. Ma l'essenziale sulla via del monaco è la fede in Dio, l'amore di Dio, gli sforzi ininterrotti per obbedire a Dio e servirLo, anche se nella sua comprensione dell'idea di Dio e del servizio di Dio può esservi una grande parte di soggettività e molte contraddizioni.
"Sulla via dello yogi senza un maestro non si può fare nulla e non si deve fare nulla. L'uomo che abbraccia questa via deve, all'inizio, imitare il suo maestro come il fachiro e credere in lui come il monaco.
Ma in seguito diviene gradualmente il maestro di se stesso. Egli impara i metodi del suo maestro e si esercita gradualmente ad applicarli a se stesso.
"Ma tutte le vie, la via del fachiro come le vie del monaco e dello yogi hanno un punto comune: tutte incominciano da ciò che vi è di più difficile, un cambiamento di vita totale, una rinuncia a tutto ciò che è di questo mondo. Un uomo che ha una casa, una famiglia, deve abbandonarle, deve rinunciare a tutti i piaceri; attaccamenti e doveri
della vita, e partire per il deserto, entrare in un monastero o in una scuola di yogi. Fin dal primo giorno, dai primi passi sulla via egli deve morire al mondo; soltanto così egli può sperare di raggiungere qualcosa su una di queste vie.
"Per cogliere l'essenza di questo insegnamento, è indispensabile comprendere che le vie sono gli unici metodi che possono garantire lo sviluppo delle possibilità nascoste dell'uomo. Ciò mostra d'altronde come un tale sviluppo sia raro e difficile. Lo sviluppo di queste possibilità non è una legge. La legge per l'uomo è una esistenza nel cerchio
delle influenze meccaniche, è lo stato di 'uomo macchina'. La via dello sviluppo delle possibilità nascoste è una via contro la natura, contro Dio.
Ciò spiega le difficoltà e il carattere esclusivo delle vie. Esse sono ardue e strette. Ma al tempo stesso nulla potrebbe esser raggiunto senza di esse. Nell'oceano della vita ordinaria, e specialmente della vita moderna,
le vie sono un fenomeno piccolo, appena percettibile, che, dal punto di vista della vita stessa, non ha la minima ragione d'essere. Ma questo piccolo fenomeno contiene in se stesso tutto ciò di cui l'uomo può disporre per lo sviluppo delle sue possibilità nascoste. Le vie si oppongono alla vita di tutti i giorni, basata su altri principî e assoggettata ad altre leggi. In ciò consiste il loro potere e il loro significato. In una vita ordinaria, per quanto colma di interessi filosofici, scientifici, religiosi o sociali, non vi è nulla e non può esservi nulla che offra
le possibilità contenute nelle vie. Infatti, esse conducono o potrebbero condurre l'uomo all'immortalità. La vita mondana, anche la più riuscita, conduce alla morte e non potrebbe condurre a nient'altro. L'idea delle
vie non può essere compresa, se si ammette la possibilità di un'evoluzione dell'uomo senza il loro aiuto.

"Come regola generale, è duro per un uomo rassegnarsi a quest'idea; essa gli pare esagerata, ingiusta e assurda. Egli ha una povera comprensione del senso della parola 'possibilità'. Si immagina che, se vi sono delle possibilità in lui, debbano svilupparsi e che debbano pur esserci dei mezzi di sviluppo alla sua portata. Da un totale rifiuto di
riconoscere in se stesso qualsiasi genere di possibilità, l'uomo, in generale, passa immediatamente a un'esigenza imperiosa del loro sviluppo inevitabile. È difficile per lui abituarsi all'idea che non soltanto le sue
possibilità possono restare al loro stadio attuale di sottosviluppo, ma che esse possono atrofizzarsi definitivamente che d'altra parte il loro sviluppo esige da lui sforzi prodigiosi e perseveranti. In generale, se noi
consideriamo le persone che non sono né fachiri, né monaci, né yogi, e delle quali possiamo affermare con sicurezza che non lo saranno mai, siamo in grado di affermare con certezza assoluta che le loro possibilità
non possono svilupparsi e non saranno mai sviluppate. È indispensabile ersuadersene profondamente per comprendere ciò che sto per dire.
"Nelle condizioni ordinarie della vita civilizzata, la situazione di un uomo, anche intelligente, che cerca la conoscenza, è senza speranza,
poiché egli non ha la minima possibilità di trovare attorno a sé qualcosa che somigli ad una scuola di fachiri o ad una scuola di yogi;
quanto alle religioni dell'occidente, esse sono degenerate a tal punto che da molto tempo non vi è più nulla di vivente in esse. Infine dall' 'occultismo' o dallo 'spiritismo' non c'è altro da aspettarsi che qualche
ingenua esperienza.
"E la situazione sarebbe veramente disperata se non esistesse un'altra
possibilità, quella di una quarta via."
Che cosa io veramente sono non so con chiarezza:
misterioso, io vago prigioniero, incatenato nella mia mente.
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Riflessioni

Messaggiodi sandhya il 29/01/2010, 11:29

Mi sono chiesta molte volte: perchè io?
Questa domanda mi accompagna sempre, benchè ritenga che non vi sia risposta.
Essere, in qualche modo, chiamati, percepire, in un mondo di ciechi e sordi, di automi addormentati, le influenze del tipo B e decidere di seguirle fino alla fonte, fino a trovare finalmente l'influenza diretta, l'influenza cosciente del tipo C, come una specie di cane da tartufi che non può far altro che seguire le tracce, non è un gioco divertente, bensì una scelta (un destino?) molto seria che coinvolge e stravolge ogni aspetto della vita.
La visione del mondo si modifica percettibilmente, giorno per giorno, attimo per attimo, e non voglio pensare adesso a quel che accadrà poi, perchè, se ci penso, mi smarrisco.
Essere chiamati costituisce una linea di demarcazione inesorabile che ti separa lentamente da tutto ciò che ami, anche dai propri stessi figli. Non smetti di amarli, anzi se possibile li ami di più, con una diversa sfumatura di tenerezza, ma loro stanno dall'altra parte e non puoi portarli con te, non sarebbe neanche giusto tentare di farlo.
All''inizio cercavo di coinvolgere gli altri, poi mi sono resa conto che, molto semplicemente, non comprendono.
Nessuno comprende, neppure chi ti vive accanto da anni, neppure chi ti ama.
E bisogna fare molta attenzione, perchè è facile essere presi per pazzi o peggio e, a volte, ti ci senti pure, pazza o peggio. I dubbi non mancano mai, sono compagni insinuanti.
Non si può fare altro che tacere e osservare ciò che accade continuando a tentare di osservare l'automa che aspira a diventare cosciente, a ricordarsi di sè. In certi momenti è pure divertente, uno spettacolo impagabile, così buffo da ridere. E quella cosa buffa sei tu. Non per niente Gurdjieff diceva che osservarsi obiettivamente è meglio che andare al cinema.
Lungi dal sentirmi, in qualsiasi modo o forma, superiore, passo dalla ribellione ad una infinita gratitudine, allo stupore, senza più avere la possibilità di sottrarmi.
Tutto ha un prezzo, la solitudine, ad esempio.
Perchè io, dunque?
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La quarta via

Messaggiodi sandhya il 29/01/2010, 13:13

da Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P. Ouspensky, pag. 57-60

"La quarta via non richiede che ci si ritiri dal mondo, non esige la rinuncia a tutto ciò che formava la nostra vita. Essa comincia molto più lontano che non la via dello yogi. Ciò significa che bisogna essere preparati per impegnarsi sulla quarta via e che questa preparazione deve essere acquisita nella vita ordinaria, essere molto seria e abbracciare parecchi aspetti differenti. Inoltre un uomo che vuole seguire la quarta via deve riunire nella sua vita condizioni favorevoli al lavoro, o che in ogni caso non lo rendano impossibile. Infatti, bisogna convincersi
che sia nella vita esteriore che nella vita interiore di un uomo, certe condizioni possono costituire per la quarta via barriere insormontabili.
Aggiungiamo che questa via, contrariamente a quella del fachiro, del monaco e dello yogi, non ha una forma definita. Prima di tutto essa deve essere trovata. È la prima prova.
Ed è difficile, poiché la quarta via è ben lontana dall'essere conosciuta quanto le altre tre vie tradizionali.
C'è molta gente che non ne ha mai sentito parlare ed altri che negano semplicemente la sua esistenza o anche la sua possibilità.

"Tuttavia, l'inizio della quarta via è ben più facile dell'inizio delle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. È possibile seguire la quarta via e lavorare su di essa rimanendo nelle condizioni abituali di vita e continuando il lavoro usuale, senza rompere le relazioni che si avevano con la gente, senza abbandonare nulla. Anzi, le condizioni di vita nelle quali un uomo si trova quando inizia il lavoro — dove il lavoro, per così dire, lo sorprende — sono le migliori possibili per lui, perlomeno all'inizio. Infatti, queste condizioni gli sono naturali.
Esse sono quell'uomo stesso, poiché la vita di un uomo e le sue condizioni corrispondono a ciò che egli è. La vita le ha create sulla sua misura; di conseguenza ogni altra condizione sarebbe artificiale e il lavoro non potrebbe, in questo caso, toccare contemporaneamente tutti i lati del suo essere.
"Così, la quarta via tocca tutti i lati dell'essere umano simultaneamente.
È il lavoro sulle tre camere contemporaneamente. Il fachiro lavora sulla prima camera, il monaco sulla seconda, lo yogi sulla terza.
Quando raggiungono la quarta camera, il fachiro, il monaco e lo yogi lasciano dietro di sé molte cose incompiute e non possono fare uso di ciò che hanno raggiunto, poiché non sono padroni di tutte le loro funzioni. Il fachiro è padrone del suo corpo, ma non delle emozioni, né dei pensieri; il monaco è padrone delle sue emozioni, ma non del
corpo, né del pensiero; lo yogi è padrone del suo pensiero, ma non del corpo, né delle emozioni.
"La quarta via differisce dunque dalle altre in quanto la sua principale richiesta è una richiesta di comprensione. L'uomo non deve fare nulla senza comprendere — salvo a titolo di esperienza, sotto il controllo e la direzione del suo maestro. Più un uomo comprenderà quello che fa, più i risultati dei suoi sforzi saranno validi. È un principio
fondamentale della quarta via. I risultati ottenuti nel lavoro sono proporzionali alla coscienza che si ha di questo lavoro. La 'fede' non è richiesta su questa via; al contrario, la fede di qualsiasi tipo costituisce un ostacolo. Sulla quarta via un uomo deve assicurarsi da sé della verità di ciò che gli viene detto. E fin quando non avrà acquisito
questa certezza, non deve fare nulla.
"Il metodo della quarta via è il seguente: se si comincia un lavoro su una camera, un lavoro corrispondente deve essere intrapreso simultaneamente sulle altre due; ossia, mentre si lavora sul corpo fisico, bisogna lavorare simultaneamente sul pensiero e sulle emozioni; lavorando sul pensiero, bisogna lavorare sul corpo fisico e sulle emozioni; mentre si lavora sulle emozioni, occorre lavorare sul pensiero e sul corpo fisico. Ciò che permette di riuscire è la possibilità, nella quarta via, di fare uso di un sapere particolare, inaccessibile nelle vie del fachiro, del monaco e dello yogi. Questo sapere rende possibile un lavoro simultaneo nelle tre direzioni. Tutta una serie di esercizi paralleli sui tre piani: fisico, mentale ed emozionale, servono a questo scopo.
Inoltre, nella quarta via è possibile individualizzare il lavoro di ciascuno; vale a dire, ogni persona deve fare solo ciò che gli è necessario e nulla che sia inutile per lui. Infatti, la quarta via fa a meno di tutto il superfluo che si è mantenuto per tradizione nelle altre vie.
"Così, allorché un uomo raggiunge la volontà mediante la quarta via, egli può servirsene, poiché ha acquistato il controllo di tutte le sue funzioni fisiche, emozionali ed intellettuali. Egli ha risparmiato per giunta molto tempo con questo lavoro simultaneo e parallelo sui tre lati del suo essere.
"La quarta via è talvolta chiamata la via dell'uomo astuto. L' 'uomo astuto' conosce un segreto che il fachiro, il monaco e lo yogi non conoscono. In che modo l' 'uomo astuto' abbia appreso questo segreto — non si sa. Forse l'ha trovato in qualche vecchio libro, forse l'ha ereditato, forse l'ha comperato, forse l'ha rubato a qualcuno. Fa lo
stesso. L' 'uomo astuto' conosce il segreto, e con il suo aiuto supera il fachiro, il monaco, lo yogi.
"Il fachiro è, tra i quattro, colui che opera nella maniera più grossolana; sa pochissimo, e comprende pochissimo. Supponiamo che egli riesca, dopo un mese di intense torture, a sviluppare una certa energia, una certa sostanza che produca in lui determinati cambiamenti. Egli lo fa assolutamente all'oscuro, ad occhi chiusi, non conoscendo né lo scopo, né i metodi, né i risultati, semplicemente per imitazione.
"Il monaco sa un po' meglio ciò che vuole; è guidato dal sentimento religioso, dalla tradizione religiosa, da un desiderio di compiutezza, di salvezza; egli ha fede nel maestro che gli dice ciò che deve fare e crede che i suoi sforzi ed i suoi sacrifici 'piacciano a Dio'. Supponiamo che in una settimana di digiuni, di continue preghiere, di privazioni e di penitenze, riesca a raggiungere ciò che il fachiro non aveva potuto sviluppare in sé che in un mese di torture.
"Lo yogi ne sa molto di più. Sa ciò che vuole, sa perché lo vuole, sa come può ottenerlo. Egli sa per esempio che, per arrivare al suo scopo, deve sviluppare in sé una certa sostanza. Egli sa che questa sostanza può essere prodotta in un giorno mediante un certo tipo di esercizio mentale o mediante una concentrazione intellettuale. Così per un giorno intero, senza permettersi una sola idea estranea, tiene l’attenzione fissa sopra questo esercizio ed ottiene ciò di cui ha bisogno.
In questa maniera uno yogi riesce a raggiungere in un giorno la stessa cosa che il monaco raggiunge in una settimana, e il fachiro in un mese.

"Ma sulla quarta via la conoscenza è ancora più esatta e più perfetta.
L'uomo che la segue conosce con precisione di quali sostanze ha bisogno per raggiungere i suoi scopi e sa che queste sostanze possono essere elaborate nel corpo con un mese di sofferenza fisica, una settimana di tensione emozionale o un giorno di esercizi mentali — e anche, che queste sostanze possono essere introdotte nell'organismo dal di fuori, se si sa come fare. E così, invece di passare un giorno intero in esercizi come lo yogi, una settimana in preghiere come il monaco, e un mese in supplizi come il fachiro, l'uomo che segue la quarta via si accontenta di preparare e di ingoiare una piccola pillola che contiene tutte le sostanze richieste e in questo modo, senza perdere tempo, ottiene i risultati voluti".

"Bisogna ancora notare, disse G., che oltre a queste vie giuste e legittime, vi sono anche vie artificiali che non danno che risultati temporanei e vie decisamente sbagliate che possono anche dare risultati permanenti, ma nefasti. Pure su queste vie l'uomo cerca la chiave della quarta stanza e qualche volta la trova. Ma ciò che trova nella
quarta stanza, non ci è dato sapere.
"Accade anche che la porta della quarta stanza venga aperta artificialmente con un grimaldello e in entrambi i casi è possibile che la stanza sia vuota".
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a che serve

Messaggiodi sandhya il 29/01/2010, 13:19

qualcuno potrebbe chiedersi: a che serve fare l'amanuense, postando su un forum come questo brani di un testo reperibile, qualora interessati, in libreria?
Qualcun altro potrebbe pensare: è uno sterile esercizio di copiatura, una manifestazione inutile dell'ego.
Io dico: serve a me, è esercizio, riordino, lavoro.
E ringrazio per l'ospitalità.
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Re: Riflessioni

Messaggiodi gigi il 29/01/2010, 13:27

sandhya ha scritto:Mi sono chiesta molte volte: perchè io?

Beh sai,adesso penso che sia come chiedersi perchè i cavoli crescono in pianura e i peri in montagna.
Gurdjieff diceva che osservarsi obiettivamente è meglio che andare al cinema

capisco adesso perchè ho perso un pò il gusto di andare al cinema.. :)

ciao!

PS sempre interessanti i brani che proponi,grazie.
sul Lavoro di G. avevo postato questo interessante documento
viewtopic.php?f=25&t=367
"se le tue parole non valgono piu del tuo silenzio, taci"
(detto islamico)
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Re: La scala e la via

Messaggiodi malcolm il 29/01/2010, 22:00

bhè io li ho sempre sentiti citare più o meno direttamente ma non li avevo mai letti per intero.

per cui il tuo lavoro di amanuense è stato di aiuto.
grazie
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Re: Riflessioni

Messaggiodi Teano il 30/01/2010, 9:00

sandhya ha scritto:Mi sono chiesta molte volte: perchè io?
Questa domanda mi accompagna sempre, benchè ritenga che non vi sia risposta.
Essere, in qualche modo, chiamati, percepire, in un mondo di ciechi e sordi, di automi addormentati, le influenze del tipo B e decidere di seguirle fino alla fonte, fino a trovare finalmente l'influenza diretta, l'influenza cosciente del tipo C, come una specie di cane da tartufi che non può far altro che seguire le tracce, non è un gioco divertente, bensì una scelta (un destino?) molto seria che coinvolge e stravolge ogni aspetto della vita.
La visione del mondo si modifica percettibilmente, giorno per giorno, attimo per attimo, e non voglio pensare adesso a quel che accadrà poi, perchè, se ci penso, mi smarrisco.
Essere chiamati costituisce una linea di demarcazione inesorabile che ti separa lentamente da tutto ciò che ami, anche dai propri stessi figli. Non smetti di amarli, anzi se possibile li ami di più, con una diversa sfumatura di tenerezza, ma loro stanno dall'altra parte e non puoi portarli con te, non sarebbe neanche giusto tentare di farlo.
All''inizio cercavo di coinvolgere gli altri, poi mi sono resa conto che, molto semplicemente, non comprendono.
Nessuno comprende, neppure chi ti vive accanto da anni, neppure chi ti ama.
E bisogna fare molta attenzione, perchè è facile essere presi per pazzi o peggio e, a volte, ti ci senti pure, pazza o peggio. I dubbi non mancano mai, sono compagni insinuanti.
Non si può fare altro che tacere e osservare ciò che accade continuando a tentare di osservare l'automa che aspira a diventare cosciente, a ricordarsi di sè. In certi momenti è pure divertente, uno spettacolo impagabile, così buffo da ridere. E quella cosa buffa sei tu. Non per niente Gurdjieff diceva che osservarsi obiettivamente è meglio che andare al cinema.
Lungi dal sentirmi, in qualsiasi modo o forma, superiore, passo dalla ribellione ad una infinita gratitudine, allo stupore, senza più avere la possibilità di sottrarmi.
Tutto ha un prezzo, la solitudine, ad esempio.
Perchè io, dunque?


Irrilevante, un io valeva l'altro. Non c'è stata la selezione di un io. E' il tuo essere che sta affiorando e ancora indossa le vesti di un io che ovviamente vorrebbe conto e ragione della sua morte. La percezione di un vetro avviene se è sporco, non ha senso ostinarsi a chiamare lo sporco "io", il vero essere è il vetro, non la sporcizia sulla sua superficie.

Accade poi che al fine di proteggere un vetro pulito lo si macchi artatamente per evitare ad esso di essere infranto e ad altri di ferirsi sbattendoci contro.

Quanto a questa quarta via da quel che appare rifarsi alla via tradizionale, infatti esplica il Vedanta attraverso i suoi yoga (dharma, karma, bhakti, jnana) quali espressioni dell'ajati vada.
"Il magistero non va oltre questo limite, di additare cioè, la via e il viaggio ma la visione è già tutta un'opera personale di colui che ha voluto contemplare".
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