!malcolm ha scritto:cosa ne pensi a tal proposito di qunto scritto dl Prof. Boccali:
Il samadhi si divide in due categorie: 1) samprajnata samadhi “con supporto”
2) asamprajnata samadhi “senza supporto”
Il samadhi con supporto è quello esito di tutto quel processo che siamo andati delineando, fin dal primo anga; avviene una unificazione tra soggetto conoscente ed oggetto conosciuto. Per Patanjali questo livello di conoscenza non è definitivo. Perché il livello di conoscenza definitivo è quello che avviene spontaneamente, gratuitamente. Il purusha si divide definitivamente dalla prakrti
Ci si macera in queste discipline e queste tecniche, ma quello che ti libera avviene come un dono gratuito, spontaneo. Certamente non avviene se non c’è tutto quello che lo precede ma non c’è relazione di causa effetto diretta.
L’asamprajnata samadhi è una condizione assolutamente incondizionata, al di sopra e al di fuori di tutto, in un certo senso oltre l’umano. Uno stato che non può essere provocato da nulla. Se non altro perché la causalità fa parte dell’esperienza umana.
Una cosa analoga gli indiani dicono dell’esperienza estetica. Di fronte ad un opera d’arte puoi arrivare fino ad un certo punto, se poi entri in un rapporto diretto, in una particolare risonanza questo non ha causa è come un fiore nato per virtù di magia.
Se tu non fai nulla, se non ti prepari, il fiore non potrà mai nascere, ma ciò non è una condizione sufficiente a far si che questi decida di nascere
malcolm ha scritto:si chiedeva se l'apertura dei cancelli/nodi è conseguente a sadhana o questa non è condizione sufficiente ma necessaria!
credo sia importante almeno per me chiarire la differenza tra concetto di grazia nel cattolicesimo e nel Sanatana dharma
gigi ha scritto:ryu no kokyu ha scritto:secondo te far bollire l'acqua è condizione sufficiente a fare le fettuccine al ragù di cionghiale?
ma se non metti l'acqua nella pentola e non accendi il fuoco secondo me è piuttosto arduo fare le fettuccine al cinghiale.
Far bollire l'acqua è in tuo potere ma gli ingredienti giusti devono già essere tutti in pentola (qualificazioni) perchè possa accadere che si cucinino (Grazia )delle impeccabili fettuccine al ragù di cinghiale..
Mi pare si possa leggere così (anche il pensiero sottointeso di Malcolm..)
nel sanathana dharma la grazia è il potere proiettivo di Maya.
Amore è il potere Velante.
il pensare che vi sia un demiurgo capriccioso che a quellò lì gli dà dei doni e a quello no prima ancora della nascita mi pare un pochino infantile.
si tratta sempre di un'interpretazione dualista di un insegnamento non duale.
il velo , l'illusione della Dea sono frutto di amore, per questo li si chiama Grazia.
è un potere (il potere velante) espresso contemporaneamente ai poteri dello svelamento,della manifestazione, della conservazione e dell'assorbimento.
sarebbe opportuno riflettere su ciò a cui si aspira veramente prima di gettarsi nello studio del taoismo di lao tse o dell'advaita vedanta di samkara.
aspirante advaita è colui che coscientemente lavora per trascendere tutto ciò che nella realtà empirica è bellezza, amore, amicizia,emozione, piacere.
il velamento è frutto di Amore.
la realizzazione del fatto che tutto ciò che ami , per cui vivi e per cui saresti disposto a sacrificare l'esistenza non è altro che un'apparenza fenomenica suppongo che sia un cibo per palati forti.
"tratta i tuoi cari come se li amassi davvero".
E' un insegnamento advaita, credo.
non ricordo dove l'ho letto, ma ricordo di averlo trovato dirompente.
spesso ci si avvicina allo yoga o alla meditazione realizzativa pensando che siano un modo per allontanare il dolore.
ma dobbiamo tener conto che trascendere il dolore significa anche trascendere il piacere.
il bene e il male sono due catene.
la prima è d'oro, la seconda di ferro.
ma entrambe sono catene.
l'illusione di maya è ciò che ci dà la possibilità di discernere tra bene e male, tra piacere e dolore, tra bello e brutto così da legarci alla vita tramite una calda catena d'oro anzichè una fredda catenza di ferro.
ma sempre di catene si parla.
bisogna discernere tra sattva, inteso come principio armonizzante e Purusha inteso come jivatman.
scrive patanjali (III, 35)
L'esperienza deriva dalla incapacità di vedere separati il Purusha e sattva.
Poichè[il sattva] esiste per l'interesse di un altro, per la conoscenza del Purusha occorre esercitare samyama su ciò che rappresenta il suo proprio fine
piacevole, spiacevole, bello, brutto sono qualità.
ovvero si è nel dominio dei Guna.
la realizzazione advaita consiste nell'andare oltre le qualità, oltre i Guna.
da un punto di vista empirico ciò che alcuni chiamano qualificazioni non sono una GRAZIA ma una DIS-GRAZIA, perchè non si può far altro che tagliare a brandelli l'illusione della vita quotidiana.
le immagini terrifiche degli dei indiani (e tibetani, cinesi, giapponesi...) come quelle di Kali

non rappresentano l'inferno dei cattivi, o la crudeltà degli dei, ma il percorso verso l'illuminazione.
le teste mozzate, i cadaveri, i fiumi di sangue, sono le teste , i cadaveri, il sangue di tutti coloro che amiamo (noi compresi) e che sono destinati a scomparire nella luce accecante della realizzazione non duale.
il compito delle chiese è quello di offrire consolazione a coloro che pur avendo sentore del reale, di quella "TERRA MISTERIOSA DA CUI NESSUN VIAGGIATORE HA MAI FATTO RITORNO" non sono pronti per ascoltare la verità.
chi vuole e sa ascoltare la verità ha solo due strade: disperdersi nell'oceano dell'esistenza ed annullarsi in prakrti.
oppure discriminare tagliando senza indugio la catena delle illusioni e trascendere Prakrti.
le giustificazioni (quello è qualificato, quello no, è una questione di fede c'è qualcuno che ha fede e qualcuno che non la ha) non portano cammelli in dono.
ma la maggior parte delle persone insiste nel cercarle .
una domanda come quella che ha fatto malcolm (in pratica: mi assicuri che facendo questi esercizi sperimento il samadhi?) condita da tutta una serie di elucubrazioni su grazia, qualificazioni, nirvikalpa, savikalpa ecc. rientra nel novero della ricerca delle giustificazioni.
se uno pratica pratica.
punto.
poi ci sono degli effetti "collaterali"positivi a testimonianza della buona pratica e non effetti o effetti negativi a testimonianza della cattiva pratica.
ma il fine è esclusivamente la pratica.
pensare che un asana di yoga o una tecnica di meditazione siano come un'aspirina che si prende per far passare l'influenza è molto limitato e limitativo.
la sadhana ha come fine la risoluzione dei contenuti psichici.
stabilizzato il flusso nirodha si ha l'esperienza del samadhi.
il samadhi è parinama ovvero una modificazione della mente (la parola vrtti tradotta comunemente con modificazione significa invece atteggiamento, linea di condotta).
ecco quindi che nella realtà oggettiva non cambia assolutamente niente.
con la sadhana si assiste alla modificazione della mente ovvero alla modificazione della nostra "visione della realtà", fino ad avvicinarsi (tramite la pratica del samadhi parinamah) alla Visione del REALE ed astabilirsi in essa.
ma nella Visione del Reale, a quanto si dice, non vi è posto per tua moglie, tuo figlio,il tuo cane, la tua città, la tua nazione( e si potrebbe continuare... il tuo continente, il tuo sistema solare.....)
non ci sono.
nel senso che dal loro punto di vista continuano ad esserci e ti vedono e parlano con te e tu gli rispondi.
ma se la tua mente si è modificata non potrai assolutamente "vedere" la differenza tra un bambino ed una foglia di ortica.
perchè la luce del sole rende invisibili le fiammelle delle candele.
quindi :
-O ci si rifugia nelle pratiche consolatorie.
-O ci si disperde nell'oceano dell'esistenza.
-O si tagliano i nodi della conoscenza con la spada della discriminazione.
Tu malcolm vuoi praticare hatha yoga?
diciamo di si.
secondo te è più importante imparare a stare per più di cinque minuti seduto in fiore di loto con la schiena diritta o cercare di indovinare tra le righe degli scritti altrui, se c'è qualche trucchetto per esperire il samadhi savikalpa un pò prima?
si pratica per poter osservare il modificarsi della mente non per esperire il samadhi.
il samadhi non è un premio per chi vince una corsa.
è il nome che si dà ad uno stato coscenziale derivante da un processo di modificazione della mente.
vuoi sapere se con una zoccolata in testa si esperisce il samadhi?
prova.
se ti accade potrai portare testimonianza.
ti ho visto praticare ed ho notato:
1) che non sai stare con la schiena diritta a causa delle tensioni eccessive della muscolatura del dorso e del bacino.
2) che non sai respirare e tendi aforzare la inspirazione .
3) che non sai come si usa la voce e se reciti un mantra ti gratti la voce.
e te lo ho detto e tu sei stato d'accordo.
C'è qualcuno che ti ha costretto ad occuparti di hatha yoga?
è stata una tua scelta, giusto?
ed allora mi chiedo: se esistono ad esempio gli Ashtanga di patanjali dove si legge che la padronanza dei mezzi fisici (asana, Pranayama...) precede (per così dire) la padronanza dei mezzi psichici (dharana, dhyana, samadhi) non ti è passato per la testa che forse sarebbe opportuno imparare a stare seduti con la schiena dritta primna di parlare di samadhi?
il Prof. Boccoli può scrivere quello che gli pare sugli yoga sutra e sul samadhi.
Il Prof Boccoli non è malcolm e scrive dei saggi.
Malcolm invece ha Deciso di praticare Hatha yoga e di diventare istruttore di hatha yoga.
perchè M. ritiene più importante sapere se il samadhi savikalpa avviene spontaneamente, senza pratica anzichè sapere come si respira?
lavorare su qualcosa che non si sa e di cui non si ha esperienza è assai più complesso che lavorare su qualcosa che si sa e di cui si ha esperienza.
lo yoga consiste nel sedersi con la schiena diritta e meditare su AUM.
non c'è altro.
ma prima occorre imparare a stare con la schiena dritta ed imparare cosa significa "meditare".
mi sembra ovvio.
un sorriso.
r.
