Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

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Moderatore: ryu no kokyu

Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi gigi il 03/02/2010, 22:50

ryu no kokyu ha scritto:se ci si accinge all'esperienza del vuoto durante lo stato meditativo mossi da devozione o volontà di ricerca o volontà di adesione o gratitudine verso l'assoluto o saggezza primordiale e non mediata.
se ci accingiamo all'esperienza del vuoto con il concetto di grazia intrinseco allo stesso esistere, turbiamo lo stato meditativo con il nostro comportamento e allontaniamo la possibilità dell'autoilluminazione.

ciò che è cosa buona e giusta fuori dallo stato meditativo
non è cosa buona e giusta nello stato meditativo.
sarebbe sintomo di attaccamento..

Riformulo quotando l'intera frase di riferimento..
Mi chiedevo perchè dividere le due fasi..ovvero quale la differenza di buono-giusto entro le due fasi
Ovvero:'l'adesione devozionale,non agisce come ostacolo anche al di fuori della pratica formale?
Eppure se non vi è il desiderio (che è comunque un'adesione alla manifestazione),neanche le altre due shakti che nomini (azione e conoscenza) avrebbero frutto..
da qui il paradosso che evidenziavo proprio su iccha come motore e ostacolo allo stesso tempo..
non so se è più chiaro..

Ciao,grazie
"se le tue parole non valgono piu del tuo silenzio, taci"
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi ryu no kokyu il 04/02/2010, 8:02

gigi ha scritto:
ryu no kokyu ha scritto:se ci si accinge all'esperienza del vuoto durante lo stato meditativo mossi da devozione o volontà di ricerca o volontà di adesione o gratitudine verso l'assoluto o saggezza primordiale e non mediata.
se ci accingiamo all'esperienza del vuoto con il concetto di grazia intrinseco allo stesso esistere, turbiamo lo stato meditativo con il nostro comportamento e allontaniamo la possibilità dell'autoilluminazione.

ciò che è cosa buona e giusta fuori dallo stato meditativo
non è cosa buona e giusta nello stato meditativo.
sarebbe sintomo di attaccamento..

Riformulo quotando l'intera frase di riferimento..
Mi chiedevo perchè dividere le due fasi..ovvero quale la differenza di buono-giusto entro le due fasi
Ovvero:'l'adesione devozionale,non agisce come ostacolo anche al di fuori della pratica formale?
Eppure se non vi è il desiderio (che è comunque un'adesione alla manifestazione),neanche le altre due shakti che nomini (azione e conoscenza) avrebbero frutto..
da qui il paradosso che evidenziavo proprio su iccha come motore e ostacolo allo stesso tempo..
non so se è più chiaro..

Ciao,grazie


ciò che è insieme motore ed ostacolo è la mente.
ciò che è legame è l'ignoranza.
ciò che è legame è la conoscenza.
bisogna essere dimentichi della mente dopo aver ritrovato la mente perduta.

lo stato meditativo deve divenire permanente.
fin quando non lo è accingersi alla meditazione con l'idea della liberazione da ottenere o pensando al concetto di grazia "intrinseco all'universo" si turba lo stato meditativo perchè si parte da una credenza.
ed ovviamente si arriverà o alla conferma della credenza o alla negazione della credenza, in un ottica, in entrambi i casi, dualista.

un sorriso.
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi fabio il 04/02/2010, 8:36

ryu no kokyu ha scritto:se ci si accinge all'esperienza del vuoto durante lo stato meditativo mossi da devozione o volontà di ricerca o volontà di adesione o gratitudine verso l'assoluto o saggezza primordiale e non mediata.
se ci accingiamo all'esperienza del vuoto con il concetto di grazia intrinseco allo stesso esistere, turbiamo lo stato meditativo con il nostro comportamento e allontaniamo la possibilità dell'autoilluminazione.

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se lo stato meditativo viene turbato non si è in meditazione. credo che l'argomento sia difficile, perchè nell'intimo forse ognuno di noi ha idea diversa di meditazione. chi pensa alla meditazione come pennica, chi come concentrazione, ognuno nel suo presente per come può.

la mia esperienza mi porta a non riuscire a capire cosa si intende per devozione o volontà di ricerca durante lo stato meditativo. però mi rendo conto che la mia esperienza non so se si può chiamare meditazione, o pennica, o concentrazione.

besos
Il barlume della candela, è “la scienza della realtà”: il calore della candela, “è “la realtà della realtà”; ricollegarsi alla candela (bruciante), è il Reale della realtà.
Farid ad-Din Attar


è la mente che crea l'oggetto percepito.
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi gigi il 04/02/2010, 10:00

fabio ha scritto:mi rendo conto che la mia esperienza non so se si può chiamare meditazione, o pennica, o concentrazione.

Beh..se è così..mi pare sia ancora ben da approfondire questo argomento,qui sul forum..
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi fabio il 04/02/2010, 10:20

gigi ha scritto:
fabio ha scritto:mi rendo conto che la mia esperienza non so se si può chiamare meditazione, o pennica, o concentrazione.

Beh..se è così..mi pare sia ancora ben da approfondire questo argomento,qui sul forum..


la mia esperienza posso definirla solo io. questo mi sembra pacifico. non intendo dire che le spiegazioni non sono esaurienti, anzi, ma è un pò come spiegare il sapore del latte.
fabio definisce la meditazione come qualcosa che accade quando "molla la presa". Il resto è ascolto di ciò che accade, senza giudizio o intenzione. O almeno mi sembra sia così. Quando sorge intenzione, o volontà, credo non si possa parlare di meditazione. opinione personale.

besos
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi Surya il 04/02/2010, 10:42

ryu no kokyu ha scritto:
praticare per mezzo della meditazione:

Il passato è svanito e il futuro
Non è ancora sorto.
porta sul sentiero la coscienza del
presente,
come consapevolezza vuota,non mediata.

rendetevi conto personalmente che il dharmakaya non è altro che questa grande, vuota, chiara consapevolezza autogenerata che trascende l'intelletto.

non create nè modificate alcunchè nella coscienza momentanea del presente,in cui i pensieri passati sono finiti e quelli successivi non sono ancora sorti.

Così facendo, rendete stabile la coscienza ordinaria nel suo stato naturale, inalterato,non contaminato da concettualizzazioni che riguardano i tre periodi, totalmente libero dalla dimensione del tempo.
convincetevi fermamente che la tecnica di meditazione non comporta altro che questo.
[...] su queste basi ponete la coscienza di uno stato di rilassamento privo di sforzo, simile allo spazio e libero dagli estremi.[...]

[color=orange]Mantenere la continuità con il proprio comportamento

Durante l'equilibrio meditativo, liberate la consapevolezza vuota e autoilluminata, senza contaminarla con l'attaccamento per la saggezza primordiale e non mediata[...]




Hai scelto a caso un testo di istruzioni della scuola Antica (Nyima) e si tratta di istruzioni Dzogchen.
Lo Dzogchen non e' Cittamatra ne Madhyamaka, e' un insegnamento con sue proprie caratteristiche. Non punta direttamente alla Vacuita' come il Madhyamaka-Sunyavada e non considera gli istanti di Coscienza come il Cittamatra-Vijnanavada-Yogacara.

"consapevolezza vuota" e' il Rigpa (scr. Vidya)
Il Rigpa cosi come lo sperimentiamo noi e' l'Ahamvritti (nel senso in cui ne parla Ramana).
E' la chiara Luce Figlia. In altri contesti e' chiamata Natura di Buddha o Tathagatagarba.
La Chiara Luce Madre si manifesta nel momento dell'illuminazione o della morte fisica quando il senso dell'io di dissolve.
"La morte (thànatos) è di due tipi. La prima, più conosciuta, avviene quando il corpo si separa dall'anima. La seconda, propria dei filosofi (philosòphon), quando l'anima si separa dal corpo. La seconda non accade dopo la prima"
(Porfirio)
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi gigi il 04/02/2010, 10:45

fabio ha scritto:la mia esperienza posso definirla solo io. questo mi sembra pacifico.

Questo come dici tu ,è pacifico.
Non posso che basarmi su quello che testimoni,e così è stato.
ciao
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi ryu no kokyu il 04/02/2010, 13:34

fabio ha scritto:
ryu no kokyu ha scritto:se ci si accinge all'esperienza del vuoto durante lo stato meditativo mossi da devozione o volontà di ricerca o volontà di adesione o gratitudine verso l'assoluto o saggezza primordiale e non mediata.
se ci accingiamo all'esperienza del vuoto con il concetto di grazia intrinseco allo stesso esistere, turbiamo lo stato meditativo con il nostro comportamento e allontaniamo la possibilità dell'autoilluminazione.

ciò che è cosa buona e giusta fuori dallo stato meditativo
non è cosa buona e giusta nello stato meditativo.
sarebbe sintomo di attaccamento.

un sorriso.
r.


se lo stato meditativo viene turbato non si è in meditazione. credo che l'argomento sia difficile, perchè nell'intimo forse ognuno di noi ha idea diversa di meditazione. chi pensa alla meditazione come pennica, chi come concentrazione, ognuno nel suo presente per come può.

la mia esperienza mi porta a non riuscire a capire cosa si intende per devozione o volontà di ricerca durante lo stato meditativo. però mi rendo conto che la mia esperienza non so se si può chiamare meditazione, o pennica, o concentrazione.

besos



credo che il brano riportato sopra vada interpretato anzi possa essere interpretato in varie maniere.

ciò che dici è giusto: se lo stato meditativo viene turbato non si è in meditazione, ma c'è da dire che fin quando lo stato naturale (quello in cui il veggente riposa in se stesso) non si è stabilizzato, ci sono delle "oscillazioni ".

ricordo una volta sulla spiaggia , in cui ero immerso in quella che si può considerare, credo, meditazione profonda, ed ho sentito come una coltellata.
in realtà era un treno che fischiava lontano, ma mi ha turbato scuotendomi dallo stato meditativo.

in realtà quando si medita si medita, ma c'è un prima ed un dopo.
così come quando si dorme si dorme, ma c'è qualcosa prima dell'addormentarsi e c'è qualcosa prima dello svegliarsi.
con questo non voglio dire che la meditazione è uguale al sonno, ma forse l'esempio rende l'idea.

credo che la citazione di cui sopra possa riguardare anche altre cose.

nelle upanishad si dice :
"si diventa ciò che sipensa, questo è il grande segreto".

la meditazione è uno strumento operativo.

se il pensiero del meditante è completamente concentrato sul piano in cui vive il dio, la realizzazione consisterà nel ritrovarsi sul piano sul quale dimora
il dio.

se il pensiero è concentrato sui piedi di loto del dio, la realizzazione consisterà nel ritrovarsi ai piedi del dio.

se il pensiero è concentrato sulla forma del dio la realizzazione consisterà nel ritrovarsi nella forma del dio.

se il pensiero è concentrato sui "poteri" del dio, la realizzazione consisterà nel ritrovarsi i poteri del dio.

la realizzazione non duale, l'autoilluminazione (forse) di cui si parla sopra consiste nell'andare al di là del manifesto,formale e informale.


nei primi quattro casi si è nella manifestazione per cui c'è comunque un veggente ed un oggetto percepito, ovvero maya.

fossi anche l'universo avrei la possibilità di percepire ciò che è compreso in me, esattamente come "io" percepisco la digestione o il dolore se mi danno una martellata al piede.

in altre parole "oggi"posso anche realizzare Indra e ritrovarmi a cavalcare l'elefante sacro , lanciare fulmini e combattere superdemoni.
ma domani indra può riscoprirsi formica.

la faccenda è secondo me ,ben spiegata nel mito della sfilata delle formiche narrato dal Brahmvaivarta Purana- (krsna khanda) e reso noto in occidente da Heinrich Zimmer (Miti e simboli dell'India- Adelphi editrice)

un sorriso.
r.
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi malcolm il 04/02/2010, 18:29

scrive Paolo:
"se ci si accinge all'esperienza del vuoto durante lo stato meditativo mossi da devozione o volontà di ricerca o volontà di adesione o gratitudine verso l'assoluto o saggezza primordiale e non mediata."

mi pare, sicuramente mi sbaglio, che in queste qualità ci sia molto ego, molta volontà come d'altronde nelle cinque qualità del sutra 20 di Patanjali.

con amore
malcolm
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Re: Malcolm , la Grazia ed il Samadhi

Messaggiodi onofrio2 il 04/02/2010, 19:48

Ciao a tutti.
Vorrei entrare in punta di piedi e con il capo cosparso di cenere vorrei porvi anche le mie perplessità sull'argomento.
Se stiamo meditando concentrati su:[riporto ciò che ha scritto testè ryu no kokyu ]

se il pensiero del meditante è completamente concentrato sul piano in cui vive il dio, la realizzazione consisterà nel ritrovarsi sul piano sul quale dimora
il dio.

se il pensiero è concentrato sui piedi di loto del dio, la realizzazione consisterà nel ritrovarsi ai piedi del dio.

se il pensiero è concentrato sulla forma del dio la realizzazione consisterà nel ritrovarsi nella forma del dio.

se il pensiero è concentrato sui "poteri" del dio, la realizzazione consisterà nel ritrovarsi i poteri del dio.

la realizzazione non duale, l'autoilluminazione (forse) di cui si parla sopra consiste nell'andare al di là del manifesto,formale e informale.



nei primi quattro casi si è nella manifestazione per cui c'è comunque un veggente ed un oggetto percepito, ovvero maya.

fossi anche l'universo avrei la possibilità di percepire ciò che è compreso in me, esattamente come "io" percepisco la digestione o il dolore se mi danno una martellata al piede.

in altre parole "oggi"posso anche realizzare Indra e ritrovarmi a cavalcare l'elefante sacro , lanciare fulmini e combattere superdemoni.
ma domani indra può riscoprirsi formica.


Ecco le mie perplessità:"Ma se avessi un Samadhi durante una meditazione concentrata su "x-y",potrebbe significare..?[a mio avviso]1°:
che la "grazia"possa avermi colto,ma potrei anche correre il rischio di aver goduto di qualcosa che ho creato io con la mia volontà.


che ho trovato ciò che a me era già pre-posto.

Potrebbe essere[e di questo ne sono quasi convinto] che la "grazia"sia qualcosa che in realtà non si conosce?Qualcosa che "è già"a disposizione di ognuno a seconda della propria pre-disposizione?,che vada oltre ciò che concesso a noi di capire-comprendere e solo un "occhio"mondato da ogni "intenzione"[nel senso di sforzo- forzatura]saprà ri-conoscere?..

Potrebbe essere che gli "sforzi" li si debba fare in questo nostro migliore presente magari per capire quale sia la nostra più consona via e che "Là" sia già tutto come deve essere?

Non saprei come spiegarmi meglio,ma sembra che si possa riconoscere meglio qualcosa che ci appartiene proprio quando non la si conosce..quando non la si è idealizzata..

non vorrei dire delle[come dice qualcuno]corbellerie!! :mrgreen:
quando ascolto il "Canto del Lama"[ad esempio]pur non comprendendo le parole,mi si apre qualcosa,sento delle scosse che partono dal mio coccige ed arrivano fin sopra alla nuca..eppure non capisco un "h"di quelle parole,ma hanno presa su di me..eppure non l'ho mai "cercato"..

Se il mio corpo vibra,non posso fare altro che osservarlo..
un po come quando cerchi di trattenere quello stato di grazia nel quale ti sei ritrovato,senti che c'è,c'è qualcosa che da pace...appena stai per svegliarti...e come provi ad analizzarlo...puf!!
attenzione,non sto dicendo niente,solo per fare dei parallelismi riguardo ciò che è da ciò che vorremmo che sia.
Che ne dite?ho scoperto l'acqua calda è!!? :mrgreen:

sia lode
Il proverbio dice:"Gli uccelli che vivono su una montagna dorata riflettono il colore dell'oro."

Proverbio tibetano.

sia lode
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